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Craig Zobel

The Hunt

Dodici persone si ritrovano improvvisamente in una radura, non si conoscono fra loro e non sanno per quale motivo si sono svegliati lì. Capiscono subito, però, di essere le prede di una caccia all’uomo architettata da un misterioso gruppo di aristocratici.

The Hunt è questo: un gioco-trappola. Come lo è quello dell’enigmista di Saw o quello a cui partecipano i protagonisti del più recente Escape Room. È un gioco come quello attuato da Mr. Burns nei confronti dei suoi dipendenti (in un episodio dei Simpson dove l’ironia non è poi così estranea a quella di questo film). Più di tutti, però, è un gioco come quello di La partita più pericolosa: racconto breve di Richard Connell dal quale questo film trae alcune linee generali.

Nell’introdurre i personaggi (ludicamente ricalcati dagli stereotipi dell’horror statunitense), si consuma il primo gioco del regista nei confronti dello spettatore. Una serie di uomini e donne presentati come protagonisti ma subito smentiti dalle rispettive (e puntuali) morti, quasi come una serie di episodi antologici di decessi cruenti e creativi (Auguri per la tua morte è un esempio contemporaneo calzante). Una staffetta in cui non si riesce mai a mettere a fuoco i ruoli primari, tenuti a debita distanza, in un film dove - anche quando una protagonista inizia a prendere forma - la verità sembra farsi sempre più sfocata. Un horror complottista da post-verità, dove la fake news diventa “real” e ciò che è “real” diventa sempre più “fake”.

The Hunt è ovviamente un horror politico pensato come specchio di differenze sociali sempre più marcate, come lo era Hostel (in cui uomini ricchi pagavano per sfogare le loro frustrazioni dilaniando con creatività i corpi di ragazzi e ragazze) ma soprattutto come lo era Scappa - Get Out (dove una nuova “classe dirigente” si ritrovava ad incarnare la figura dei carnefici). Come quest’ultimo, anche The Hunt lavora su un immaginario attuale e ultra contemporaneo. Se nell’esordio di Jordan Peele era Obama il riferimento politico-elettorale dell’élite progressista e liberale (della quale il regista smascherava, ironicamente e non, le ipocrisie), in questo caso è Hilary Clinton. A ricordarla è l’utilizzo del termine “deplorevole” riferito, qui, alle vittime della “caccia” che crea scandalo, come lo creò nella realtà l’utilizzo da parte della candidata presidente per descrivere parte dei sostenitori di Trump. Così il film, come tanto cinema contemporaneo, racconta di una borghesia nuova caratterizzata da debolezza e ingenuità (vedi la famiglia Park di Parasite), ostacolata dalle proprie convinzioni e dal proprio benestare.

La politica, però, non si ferma. Ad aggiungersi a questo panorama del contemporaneo dilaniato dai cambiamenti, tanto figlio dei tempi quanto ironico e parodico, compaiono imbeccate di impegno sociale di tutti i tipi: dal cambiamento climatico al complottismo “globalista”, dalla crisi migratoria europea al discorso sulle armi in America. Salti mortali e grotteschi da un argomento all’altro, goffe affermazioni lapidarie, in cui si incappa quotidianamente scrollando una qualsiasi bacheca di Facebook. Il tentativo di contestualizzazione è evidente, ma l’esondazione di input lascia poco spazio a un intreccio che svela le sue carte in gioco riuscendo comunque a risultare inconcludente.

Così The Hunt si rivela un horror politico dalla politica tracotante, dove la regia di Craig Zobel (ben più ispirata nel suo Compliance) è marginale e lavora a servizio di una coppia di sceneggiatori, ovvero Nick Cuse e Damon Lindelof (Watchmen, The Leftovers), il cui lavoro sembra farla da padrone.

IL FILM

The Hunt
Craig Zobel
Usa, 2020, 90'
Sceneggiatura:
Damon Lindelof, Nick Cuse
Fotografia:
Darran Tiernan
Montaggio:
Jane Rizzo
Musica:
Nathan Barr
Cast:
Amy Madigan, Betty Gilpin, Emma Roberts, Ethan Suplee, Hilary Swank, Ike Barinholtz, Justin Hartley, Macon Blair
Produzione:
Blumhouse Productions, White Rabbit
Distribuzione:
Universal Pictures

Dodici estranei si risvegliano in una radura. Non si conoscono fra loro, non sanno dove sono e come sono arrivati fin lì, ma scopriranno molto presto che sono stati scelti per uno scopo ben preciso: la caccia.




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