Małgorzata Szumowska

Un'altra vita – Mug

Jacek è un giovane un po’ eccentrico che vive a Świebodzin, un paesino rurale della Polonia occidentale. Piuttosto trasgressivo per i canoni della cattolicissima provincia polacca il ragazzo, che fa l’operaio, è appassionato di musica metal e sta per sposarsi con Dagmara. Un giorno mentre lavora alla costruzione di un’imponente statua del Cristo su una collina intorno al paese, cade da un'impalcatura e si ferisce gravemente al volto. Subìto un trapianto completo della faccia – il primo mai avvenuto in Europa – torna al paese, ma qui quasi tutti, persino la madre e la fidanzata, faticano ad abituarsi al nuovo aspetto del ragazzo e sembrano rifiutare di riconoscerlo parte della comunità.

La statua del Cristo Re esiste davvero. È stata costruita fra il 2006 e il 2010 proprio a Świebodzin per essere la più grande e alta del mondo, sorpassando in dimensioni anche quella più celebre del Cristo Redentore di Rio de Janeiro a cui si ispira. Szumowska decide di partire da uno spunto reale, la costruzione della statua appunto, per provare a raccontare la Polonia dalla prospettiva della provincia più profonda. Mostrando le contraddizioni di un paese nel quale la religiosità ingloba e regola le forme sociali. E dove un agire prettamente fideistico è diventato metro di giudizio per i comportamenti altrui. Ma non è solo questo che il film dice. Con uno sguardo sarcastico che lo trasforma, a tratti, quasi in una commedia nera, la regista inquadra la società polacca come un mondo fortemente attaccato alla propria eredità culturale e alla tradizione. E che fa propria una chiusura mentale che sfocia sovente nel razzismo, contraddicendo fra l’altro i più basilari dogmi cristiani sull’accettazione del diverso e l’attaccamento alla famiglia. La sostituzione del volto in questo senso è l’evidente metafora di una società che avendo l’esteriorità come unico metro di giudizio, non è in grado di vedere al di là della superficie e il cui sistema di valori coincide soltanto con tutto ciò che si conosce e che è tangibile, misurabile, familiare. Un agire sociale che nelle intenzioni della regista dovrebbe valere in assoluto come specchio della contemporaneità e che la provincia polacca sintetizza in maniera esemplare.

Niente che non funzioni in fondo. Se non per il fatto che il film sta tutto dentro questa semplice riflessione. E che il resto sia un lungo e piuttosto ridondante indugio estetico intorno a questo tema. Perché appare evidente come a Szumowska stiano molto più a cuore la costruzione formale, la messa in scena e la resa estetica del film, più che una vera coesione fra forma e contenuto.

Il film, che la regista ha pensato, scritto e realizzato insieme con Michał Englert, il direttore della fotografia, è girato tutto con la tecnica del fuoco selettivo. Cioè con alcune parti dell’inquadratura che sono costantemente sfocate (in post-produzione) e consentono di vedere distintamente solo poche porzioni di schermo. Succede soprattutto nella rappresentazione dei paesaggi, su cui la camera esita a lungo e che vengono incorniciati come dipinti romantici. Ammantati di luci plumbeetramonti infuocati o nebbie che sfumano ulteriormente i contorni.

È impossibile vedere tutto nitidamente e non si può osservare nulla in modo minuzioso, senza che sfuggano particolari, pare voler suggerire la regista. Eppure l’occhio con cui guarda i panorami – ma anche i volti dei personaggi – sembra sempre cercare oltre che un appagamento estetico, anche una resa iperrealistica dell’immagine. Operazione accentuata dall’uso ricorrente del ralenti e di sequenze in cui la musica contrappunta le immagini in maniera prepotente.

Il risultato è dunque un film disomogeneo nel quale l’affanno che gli autori hanno nel suggerire cosa, come e perfino dove guardare soffoca tutto il resto. Un po’ come il Cristo Re che dall’alto scruta il sottostante voivodato di Lubusz. Severo, giudicante e, malgrado la posizione predominante, di vedute limitate.

IL FILM

Mug
Małgorzata Szumowska
Polonia, 2018, 91'
Sceneggiatura:
Michał Englert, Małgorzata Szumowska
Fotografia:
Michał Englert
Montaggio:
Jacek Drosio
Cast:
Roman Gancarczyk, Robert Talarczyk, Małgorzata Gorol, Mateusz Kościukiewicz, Martyna Krzysztofik, Dariusz Chojnacki, Anna Tomaszewska, Agnieszka Podsiadlik
Produzione:
Nowhere
Distribuzione:
Movies Inspired

Jacek ama l'heavy metal, la sua fidanzata e il suo cane. Tutti lo considerano un tipo bizzarro. Mentre lavora nel cantiere di quella che dovrebbe diventare la più alta statua di Gesù Cristo al mondo, è vittima di un incidente che lo sfigura. Quali saranno le conseguenze?




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