Michaël R. Roskam

Una parabola americana

Dopo l'ottimo esordio con Bullhead, candidato agli Oscar 2012 come Miglior film straniero, il secondo lungometraggio del belga Michaël R. Roskam si presenta come un'opera fortemente sfaccettata e stratificata, sotto una veste profondamente enigmatica che permea atmosfere e personaggi della storia.

Roskam gioca con le ambientazioni, costruendo attorno ai protagonisti una sovrastruttura che dialoga con essi, e attraverso cui, grazie a un gioco di risonanze caro alla declinazione più intimista del genere noir, scandaglia la loro interiorità.

Significativo in tal senso in Chi è senza colpa risulta lo spostamento del luogo della vicenda, rispetto all'opera prima, dal Belgio all'America. Un'America da crime-movie che si respira a pieni polmoni per le strade e nei bar della pellicola e che il regista omaggia senza mezzi termini, ma sempre elegantemente e in maniera funzionale alla costruzione e alla caratterizzazione dell'impianto generale del film.

Nelle storie di malavita che gravitano attorno al barman Bob Saginowski (uno straordinario Tom Hardy) e al cugino Marv (James Gandolfini nella sua ultima interpretazione), ex-proprietario del Marvin's Bar ora in mano alla mafia cecena, ritornano così molti stereotipi classici del genere, dal detective di polizia agli emissari mafiosi fino al boss decaduto, creando un'immediata ed efficace riconoscibilità stilistica, abilmente arricchita dall'immagine di una Brooklyn corrotta e violenta.

La mente corre dunque ad uno Scorsese d'annata, riconosciuto tra affari sporchi e giri di soldi, ma ritrovato soprattutto in quell'immaginario da quartiere, con le sue regole e i suoi regolamenti di conti. E proprio nel microcosmo di esistenze che è il quartiere, si delinea la vera peculiarità della pellicola, in quanto Roskam riesce con grande maestria a procedere per sfumature, ricreando una sensazione di quotidianità e di routine in cui però la normalità appare costantemente minacciata dall'interno, calata in una situazione d'ambiguità latente, in cui le certezze sfumano e i confini morali si fanno sempre più labili e incerti.

Come in Bullhead, ancora una volta le vicende di malaffare diventano l'ambito d'elezione ove indagare l'animo umano, e ancora una volta è il passato a segnare e condannare il protagonista. Tra il calore cercato in una chiesa e il gelo della neve, la parabola dell'ex criminale Bob, che non vorrebbe appartenere a quel mondo marcio ma che da sempre gli appartiene, affronta allora riflessioni legate ai temi universali della redenzione, dell'integrità morale, della solitudine, della malvagità umana. E lo fa travestendosi da favola, come un racconto di Natale in cui l'innocenza di un cucciolo di cane e l'amore per una donna incontrati per caso sul proprio cammino, sono forse la vera via di salvezza.

 

 

IL FILM

The Drop
Michaël R. Roskam
USA, 2014, 106'
Sceneggiatura:
Dennis Lehane
Fotografia:
Nicolas Karakatsanis
Montaggio:
Christopher Tellefsen
Musica:
Marco Beltrami, Raf Keunen
Cast:
John Ortiz, Matthias Schoenaerts, James Gandolfini, Noomi Rapace, Tom Hardy
Produzione:
Chernin Entertainment, Fox Searchlight Pictures
Distribuzione:
20th Century Fox

Bob Saginowski è un ex criminale di Brooklyn che gestisce un bar insieme a suo cugino Marv. Il locale però è il centro di un sistema illecito per rifornire di denaro i gangster locali. I sui tentativi di condurre una vita normale con la sua ragazza e un cucciolo di pit bull salvato dalla strada si infrangono quando rimane coinvolto in una rapina andata male.




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