My Favorite Things
Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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CINEFORUM / 520

Non solo Gran Torino

di Adriano Piccardi

Gran parte di questo numero di «Cineforum» è doverosamente riservata agli approfondimenti sulle sezioni del Torino Film Festival, che ha dimostrato in questa trentesima edizione tutta la sua vitalità organizzativa e la sua capacità propositiva – fattori essenziali, al di qua di ogni strategia di marketing, per valutare una manifestazione cinematografica di una tale portata locale, nazionale e internazionale. Come ci si attendeva, una volta chiuso il festival non si è fatto attendere molto l’annuncio del cambio di direzione. Annuncio messo in circolazione preventivamente, con modalità irriguardose e senza alcun rispetto per chi ancora stava portando a termine un lavoro importante e tutt’altro che facile, a dimostrazione di come la politica in certe faccende può far danni come pochi altri. Al prescelto ora viene consegnata un’eredità certo entusiasmante ma anche la grandissima responsabilità derivante dal fatto che, dopo un’edizione come quella di quest’anno, non sarà facile ripeterne i fasti né introdurre novità decisive. Auguri.
Tra le recensioni spicca poi in questo numero, per posizione e spazio, il film di Bernardo Bertolucci, Io e te. Altra coppia, altra relazione “irregolare” che contrappone i suoi protagonisti al mondo esterno abitato da adulti che rivestono un ruolo ambiguo, fonte di ricordi traumatici, portatori di comportamenti castranti. Il conflitto tra l’adolescente combattivo e la sorellastra più grande si trasforma in un incontro e si apre finalmente in un commiato dalle tinte chiare come quelle del mattino che gli fa da cornice. Anton Giulio Mancino scrive di un film «innovativo e terapeutico [che coglie] segnali di palingenesi in un finale vagamente accidentale». Accolto in modo contrastato, ci è sembrato che Io e te meritasse un discorso critico più approfondito degli altri film recensiti su questo numero.
Due considerazioni, infine, sulle preferenze che i lettori troveranno espresse dai nostri collaboratori su quanto visto nel corso degli ultimi dodici mesi. Facendo seguito a un appassionato dibattito interno, abbiamo deciso di lasciare – per chi lo volesse – la possibilità di inserire nella sua classifica personale non soltanto titoli di film usciti regolarmente in sala nel 2012, ma anche di altri, visti nei festival, o di serial televisivi dallo spiccato carattere cinematografico. Scelta rischiosa, ce ne rendiamo conto. Sperimentale. Che abbiamo provato a regolamentare ponendo limiti e correttivi, ma che pensiamo possa servire ai lettori per ricevere interessanti suggerimenti per quelle visioni che – lo sappiamo tutti – è possibile recuperare in molti modi, alla faccia del circuito nazionale, pavido e/o colpevolmente distratto.