CINEFORUM / 573

Benvenuti al party

Ovviamente il Primopiano dedicato a Il filo nascosto si porterà via a mani basse l’attenzione dei lettori di questo numero di «Cineforum». Ma sarebbe ingiusto, credo, concentrare l’interesse sul film di Anderson senza rendersi conto di quanta ricchezza faccia bella mostra di sé in tutte le altre pagine.

A partire dalla sezione recensioni dove spicca innanzitutto il titolo di La forma dell’acqua: film premiatissimo e insieme controverso nei commenti critici, ma interessante proprio per la difformità di valutazioni che lo accompagnano. Discutere di un film intrecciando posizioni diverse porta indubbiamente a mostrarne gli aspetti più nascosti, per qualcuno magari insignificanti ma che nel calore della discussione finiscono per apparire in una luce diversa… Uno sguardo unico può restare ingannato più facilmente che l’insieme di sguardi diversi. Anche «Cineforum» si aggiunge al panorama e porta il suo contributo. E per non tirarci indietro di fronte alle occasioni, ecco subito altri quattro film che non hanno fatto riposare le tastiere pur mettendosi meno al centro dell’attenzione, rispetto al film di Del Toro, per quanto riguarda i riconoscimenti ufficiali. Anche nel loro caso vale il medesimo discorso: si ha un bel dire che Quello che non so di lei sia un Polanski minore, che Annientamento sia un ritorno non del tutto convincente di Garland, che con Lady Bird Gerwig faccia poco di più che giocare con un genere pressoché esangue, o che Franco sembri più interessato a spiazzare continuamente il pubblico invece che trovare un percorso personale coerente. Di ognuno di loro «Cineforum» vuole ragionare argomentando, non accontentandosi di discorsi liquidatori o – al contrario e specularmente – di retoriche esaltazioni. E ragionando e argomentando, del resto, si può anche esprimere il dissenso critico, così come avviene in queste pagine per il Dark Night di Sutton.

Non manca infine il cinema italiano indipendente, a testimonianza di quanto possa fornire interesse il lavoro di registi che, in un paesaggio produttivo accidentato e talvolta disastrato com’è quello del nostro Paese, sanno mettere a frutto idee, immaginazione e perizia di messinscena: Il Club dei 27 di Mateo Zoni, I racconti dell’orso di Samuele Sestieri e Olmo Amato. Ma a questo proposito, si continua a parlare di cinema italiano nello “speciale” (profilo critico accompagnato da una succosa conversazione) dedicato a una cineasta che fa «cinema di esplorazione, libero e felice»: Antonietta De Lillo. E ancora, nel rendiconto storico/critico in cui abbiamo provato a fare il punto sulle ricadute cinematografiche di una data cruciale della storia italiana, il 18 aprile 1948.

Anche soltanto per accennare alla ricchezza dei materiali contenuti nella seconda puntata dedicata alle relazioni del Convegno di Studi organizzato nel settembre 2017 dalla Federazione Italiana Cineforum (il nostro Editore!) in quel di Bergamo sul tema “Il giallo tra cinema, scrittura e fumetto” non abbiamo spazio sufficiente. Lasciamo ai lettori il piacere della scoperta, come si dice. Così come quello di un report berlinese molto più esteso e sfaccettato del solito.