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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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CINEFORUM / 589

La corsa dell'autore attraverso i like

La presenza in questo numero di due film come C’era una volta a… Hollywood e Joker si presta a un breve ragionamento, anche un po’ a ruota libera, sulla figura dell’autore: che, come l’onda di marea, va e ritorna implacabile a tormentare l’approccio e il lavoro interpretativo del povero critico cinematografico. Questione annosa – e talvolta anche un po’ ansiosa –, quella della presenza dell’autore dietro l’opera e/o dentro l’opera, resa cruciale dal lavoro dei “giovani turchi” dei «Cahiers» d’antan, anche se di certo non da essi scoperta, e da allora divenuta – che si voglia o no – un criterio quasi imprescindibile nell’interpretazione e nella valutazione del film.

La mano dell’autore è rivelata, nei contenuti, dalla presenza attiva di motivi, temi, “ossessioni” più o meno costanti nel tempo, sottoponibili a evoluzione ma anche in questo caso sottesi da un filo rosso rintracciabile e riconoscibile dai cinefili accorti. E poi lo stile: il ricorrere di scelte e soluzioni sia narrative che di messa in scena che ci fa dire dopo poche inquadrature «Questo è un film di». Certo il touch of manifesta talvolta sfumature misteriose e un po’ esoteriche, ma è pur vero che per i grandi (quelli veri) effettivamente è un elemento determinante.

La faccenda si è complicata da quando è iniziata l’era dei social media. Allestendo la giusta rete di contatti, è possibile seguire in occasione delle uscite di molti film, un intrecciarsi di considerazioni, osservazioni, abbozzi di analisi (qualche volta anche analisi tutt’altro che superficiali, va detto), valutazioni più o meno lapidarie, esaltazioni e stroncature, riconoscimenti e scomuniche; a questa sarabanda partecipano, praticamente sullo stesso piano (eh, la democrazia della rete…), critici, cinefili, appassionati vari amici (o “amici”) dei primi e dei secondi, in una rincorsa alla visibilità pressoché ininterrotta.

Può essere interessante, quando si presentano occasioni come quella citata in apertura, riflettere sulla asimmetria delle due posizioni nel confronto. Intendo dire: mentre C’era una volta… viene considerato sempre e comunque, al di là dei giudizi entusiastici o denigratori, “un Tarantino”, Joker è prima di tutto e quasi solamente Joker, mai “un Phillips”. Gli unici discorsi sulla continuità che Joker innesca riguardano l’interprete. Sconfinamento rivelatore: Phillips è dunque, in fondo, un aspirante autore che in questo film ha portato in superficie, grazie all’impatto dell’interpretazione di Joaquim Phoenix, tutta la sua cultura cinefila e la sua capacità di tradurla nella rilettura inedita di un personaggio già affermato e celebrato.

Forse aveva proprio ragione Michel Foucault quando esortava a parlare dell’autore come funzione e si domandava: «Come, secondo quali condizioni e in quali forme, qualcosa come un soggetto può apparire nell’ordine dei discorsi?». Domande d’altri tempi, è evidente, inadeguate ai nostri in cui è la riconoscibilità (immediata!) del soggetto a doverlo precedere, l’ordine dei discorsi.