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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Bocconi prelibati

Non s’era rivelata chissà quale notizia, nel 1989, la partecipazione di Charles Casper Peyton, alias Chuck Peyton, alias Jeff Stryker, all’horror vudù-cannibal-zombesco After Death di Clyde Anderson, alias Claudio Fragasso. Eppure Stryker, in tutta la sua possanza un po’ ebete, con tutto il suo membro statuario e svettante (e degno di calco per dildi appetitosi), era già un divo del porno statunitense sia etero, sia gay, sia solo, e aveva già prestato le proprie grazie per esempio all’epico Powertool (1986) e al non meno epico Stryker Force (1987). Indossare i panni dello speleologo (sic) e imbracciare le armi per combattere i morti che tornano in vita su un’isola tropicale, per giunta per una produzione italiana di serie B in trasferta esotica, non era evidentemente pettegolezzo meritevole di nota.

Ma oggi la promozione di Bryan Matthew Sevilla, alias James Deen, da interprete straight hard a protagonista di The Canyons, s’è rivelata un buzz di proporzioni considerevoli, perlomeno negli ambienti giusti. Si dirà: Paul Schrader non è Fragasso, e Bret Easton Ellis non è Rossella Drudi (sceneggiatrice di After Death). D’accordo. Ma Deen non è il primo attore porno, e non sarà certo l’ultimo, a eccitarsi non per un capezzolo turgido o un pelo rigoglioso bensì per le luci del cinematografo normale (senza per questo perdere interesse nei summenzionati capezzolo e pelo).

Chi si ricorda di Nora Louise Kuzma, alias Traci Elizabeth Lords, alias Traci Lords, che da minorenne impegnata in contorsioni hardcore e a mettersi in posa per Penthouse è passata ai set un po’ più “ordinati” di John Waters e di Gregg Araki? E Marina Ann Hantzis, alias Sasha Grey, che da Black Cock Addiction 2 (2006) e I Wanna Bang Your Sister (2009) ha fatto un salto di qualità per il Soderbergh di The Girlfriend Experience (2009)? In fin dei conti, Marilyn Chambers succhiava il sangue alle vittime con l’ascella in Rabid – Sete di sangue (1977) di Cronenberg, dopo aver succhiato altre cose e con altri organi in Dietro la porta verde (1972) di Jim e Artie Mitchell. Viceversa, l’isterico querulo Stephen Geoffreys di Ammazzavampiri (1985) ha fatto seguire a una breve carriera nell’horror un altro non brevissimo curriculum in cui s’è spogliato di ogni cliché, mutande comprese, per offrirsi nudo e crudo, col nom de plume di Sam Ritter, a produzioni dai titoli inequivocabili come Cock Pit (1997) e Leather Buddies (1997). Ci manca solo che qualche benintenzionato non decida prima o poi di regalare il podio di one man show, e non soltanto il vedo-non-vedo della comparsata, a quel gran adone di Ron Jeremy, e poi il cerchio si chiude. Per non dire dei numerosi registi nati col porno e poi ripulitisi di ogni fluido viscoso imbarazzante.

Qual è allora la differenza di portata fra uno Stryker e un Deen, che dalle stalle odorose di coiti non interrotti salgono alle stelle del film nobile e rispettabile? Abbandonato ogni dubbio sulle misure dell’uno e dell’altro, e quindi sul patrimonio fisico come passe-partout artistico, sento che è tutta una questione di autorialità. È vero, Fragasso non è Schrader, e Ellis non è Drudi. Sarà che viviamo nell’epoca liquida per antonomasia, però l’idea di vedere la star di Blow Me Sandwich 8 (2005) vestire vestiti firmati per l’immaginario firmatissimo dello scrittore di Glamorama, dev’essere sembrata una bomba, e genialmente adeguata – per l’appunto – ai tempi.

L’altra idea, poi, ovvero quella che il regista di Hardcore (1978) e di Auto Focus (2002) potesse partecipare all’universo ellisiano completato e ispessito metafilmicamente dalla presenza intuitiva di Deen, dev’essere parsa ancor più esplosiva, dopo aver mandato in sollucchero i più zelanti e arrabbiati sostenitori dell’autorialismo a tutti i costi e sopra tutto. Il risultato, però, è poca cosa, stranamente insipido e fallimentare. Tanto che per inscenare un’orgetta a quattro e costringere Deen a “scendere giù” con un altro uomo (sacrilegio!), Schrader e Ellis aggiungono una manciata di lucine disco. Ma come, con tutto questo bendidio?! Con tutto questo scontro di titani e di poetiche?! È come se Cronenberg avesse messo il deodorante alle ghiandole ascellari della Chambers.

Il problema è nel manico (nessun gioco di parole), e non in quello di Schrader. Ma poco importa, qui. Importa invece che la liquidità della società contemporanea scelga ancora la notizia in base al classismo dello spettacolo. Si capisce perché: il mondo è liquido e porno (e non è certo un’informazione di prima mano), ma non lo show business, quello no, quello è ancora (ancora!) una piramide di categorie e di classi, serie e ambienti, facce e corpi. La società dello spettacolo non è liquida, è dura come il fiore all’occhiello e nei pantaloni dei suoi James Deen, è di cemento, è senza sfiatatoi. I suoi bocconi prelibati restano sullo stomaco e non vanno da nessuna parte, tantomeno nello sfintere. La Babilonia che si ciba dei suoi abitanti, riproducendone di uguali dai loro stessi rifiuti? Mica tanto. Piuttosto, un piccolo paese di provincia in cui dà ancora da parlare se un attore del teatrino locale lo mostra in pubblico, eseguendo peraltro entrambe le cose con professionalità indiscutibile.