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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

19 gennaio 2000

«Quando acconsentii a girare il film non c'erano scene in cui dovessi apparire nuda, primi piani di rapporti. (Ingenua sedicenne [in realtà almeno diciottenne]! Invecchiando imparai a fare migliori contratti a mio favore.) Il copione originale era una cosa di cinque pagine, con pochissimo dialogo. Giravamo improvvisando (come si direbbe oggi) in una foresta con un lago, fuori Praga, quando mi opposi alla scena nuda. “Dov'è sul copione?” Il regista urlò: “Se non fai questa scena, il film sarà rovinato, e ci rifaremo delle perdite su di te!” (Perdite! Avevo un salario magro, nessuna percentuale, e non facevo mai un soldo con i finanziatori.) […] Fecero una specie di consultazione segreta, ci fu un agitarsi di braccia e poi, alla fine, un compromesso. “Le cineprese andranno su quella collina. […] Tu correrai fra gli alberi, ti getterai in acqua, e nuoterai per un po' al largo. […] Le cineprese saranno così lontano che risulterà solo un'impressione, un accenno.” […] Ricordo che c'era vento, ma faceva caldo, e la brezza era fresca sul mio corpo mentre mi spogliavo guardinga dietro l'albero più grosso che fossi riuscita a trovare. […] Un sospirone, e mi misi a correre a zig-zag di albero in albero e poi mi buttai nel lago. Dopo poche bracciate nell'acqua fredda, smisi di nuotare, posai a terra i piedi e piegai le ginocchia così da far uscire solo la testa.»

Il risultato è una delle sequenze “peccaminose” più citate nella storia del primo cinema sonoro: un insieme di immagini sfuocate più da raffigurarsi che da osservare, più cespugli che corpi ignudi, con mani provvidenziali raccolte sul grembo a celare l'inosabile. Ma tanto basterà a rendere la protagonista del racconto qui riportato (da L'estasi e io, Sugar, 1968) e del relativo film (Estasi, 1933, del ceco Gustav Machatý), Hedwig Eva Maria Kiesler, poi Hedy Kieslerová, una diva dal nome internazionale di Hedy Lamarr, oltre che un molto involontario mito erotico.

Approdata a Hollywood anche per sfuggire a un ricco marito industriale e filonazista, quel suo passato imbarazza non poco la Metro del puritano Louis B.Mayer, che, dopo averla sottratta alla concorrenza, non sa bene come impiegarla e quasi tutta la filmografia di lei ne risente. Così, più che Un'americana nella Casbah (1936, Cromwell), Il molto onorevole Mr. Pulham (1941, Vidor), Gente allegra (1942, Fleming), Venere peccatrice (1946, Ulmer) o Disonorata (1947, Stevenson), restano paradossalmente memorabili i suoi due colossal: Sansone e Dalila (1949, di Cecil B. DeMille) e addirittura, girato in Italia, L'amante di Paride (1953, di Marc Allégret).

Poco dopo si ritira, non troppo rimpianta, dallo schermo, ma il destino vuole che la storia la ricordi per altri meriti, così come riporta Wikipedia.. «Nel 1941 Hedy Lamarr conobbe a un party George Antheil, compositore d'avanguardia; fra i due si instaurò un'amicizia e da allora iniziarono a frequentarsi. Un giorno, mentre Antheil era al pianoforte, lei lo accompagnava con il canto e nonostante le variazioni di ritmo si accorse che si intendevano a perfezione. Memore di quanto ascoltato nelle lunghe riunioni cui partecipava assieme all'ex marito, improvvisamente ebbe una sorta di folgorazione: al fine di contrastare i segnali trasmessi dal nemico nel tentativo di bloccare i segnali radio emessi per telecontrollare dispositivi a distanza, non sarebbe stato possibile giungere ad un'analoga intesa tra trasmettitore e ricevitore nel cambiamento concordato di frequenze radio (in seguito denominato frequency-hopping spread spectrum) per il telecontrollo, ad esempio, di un siluro? I due cominciarono a lavorare al progetto suddividendo il campo di frequenze disponibili in ottantotto sottocampi, o canali, vale a dire quanti i tasti di un pianoforte. Era ancora il tempo delle valvole termoioniche (e i transistor sarebbero arrivati solo anni dopo), così il progetto non suscitò grandi entusiasmi e fu bocciato dalla Marina degli Stati Uniti, che lo ritenne troppo complicato per essere adottato. Lamarr avrà una sua personale rivincita nel 1962, quando la tecnica da lei ideata con Antheil verrà adottata dagli Stati Uniti come sistema di comunicazione a bordo di tutte le navi impegnate nel blocco di Cuba. Il concetto cardine di suddivisione di un ampio campo di frequenze in più canali trova oggi applicazione non solo nella crittografia o in scopi militari, ma anche nella telefonia mobile e nei sistemi informatici wireless

Capito, ragazzi, che cosa davvero le dobbiamo? Altro che un paio di tette! Peccato che la povera Hedy poco prima di morire, in questa data del 2000, si fosse ridotta al taccheggio e alla cleptomania.