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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

1 gennaio 1931

A scavalco dell'anno nuovo con Lillian e Dorothy (V)

Stavolta è Dorothy a essere impegnata, diretta da Jed Harris all'Hudson Theatre, nelle repliche de L'ispettore generale che John Anderson ha tratto da Gogol. Delle sue particolari doti di attrice, che non sempre avranno modo di brillare effettivamente nel corso della carriera, Lillian era particolarmente convinta, tanto da farne la protagonista del suo unico film come regista, Remodeling Her Husband (1921):

«Volevo dirigere mia sorella, che ritenevo avesse -e non è frequente- nello stesso tempo una particolare attitudine per la commedia e notevoli requisiti di femminilità. Ricavammo il soggetto dal trafiletto di un giornale. Griffith, che aveva uno studio in costruzione all'Est, ma doveva girare due film in Florida e non voleva preoccuparsene, lo affidò a me col pretesto che vi girassi un film. Io, senza alcun assistente, dovetti, oltre che occuparmi dello scenario e dirigere gli attori, sovrintendere alla costruzione di questo studio. Quando Griffith tornò, gli dissi: "Perché m'ha lasciata tutta sola?" e lui: "Avevo bisogno che lo studio fosse costruito in fretta, e avrebbero lavorato più volentieri per una ragazza di vent'anni che per me...". Ma la mole del lavoro fu tale da immunizzarmi per sempre dal desiderio di dirigere altri film, e da quel momento lavorai adattandomi con facilità e comprensione alle esigenze di ogni regista».

La forte consapevolezza professionale e la visione generale delle questioni dello spettacolo sono stati una caratteristica di fondo di questa grandissima attrice, che non si è peritata, lungo l'intera parabola della sua carriera, di porsi due modelli coevi non propriamente modesti: Sarah Bernhardt ed Eleonora Duse.

Con la prima, secondo un suo confuso ricordo, probabilmente frutto di una mitizzazione idealizzata, Lillian tredicenne avrebbe addirittura condiviso il palcoscenico durante le sue esibizioni newyorkesi del dicembre 1905 (come riporta col debito beneficio d'inventario Charles Affron nella sua inappuntabile biografia, Lillian Gish Her Legend Her Life, University of California Press, Berkeley 2001).

Della Duse, invece, la Gish fu documentatamente due volte spettatrice, entrambe ovviamente nell'effimera ripresa di carriera conclusiva della divina, appunto tra il '21 e il '24 (al suo precedente ritiro dalle scene, nel 1909, aveva del resto solo sedici anni). La prima al Costanzi di Roma, il 4 febbraio 1922, in Spettri di Ibsen, mentre si trovava a Roma con Henry King per studiare da vicino l'ambiente cattolico e il Vaticano per meglio interpretare il loro film dell'anno successivo, La suora bianca.

La seconda al Metropolitan, il 29 ottobre 1923 -il cavallo di battaglia ibseniano stavolta è La donna del mare- e col privilegio, secondo la biografa dusiana Helen Sheeney, di assistervi da una sedia tra le quinte, riportandone un'impressione vividissima: «La Duse entrò sulla scena. Barcollò, come se stesse per svenire. Poi accadde qualcosa di mistico. Gli applausi fragorosi degli spettatori che si alzavano le inviarono la loro forza. Lei l'assorbì, parve diventare più alta e finì col riempire di magia quel teatro enorme».

Non stupisca l'inclusione di Lillian Diane Gish in uno schema comprendente Bernhardt e Duse. L'ordine di grandezza, nella storia complessiva dello spettacolo del XX secolo, contempla proprio, ove lo si declini al femminile, tali tre vertici.