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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

27 novembre 1988

Per un caso singolare è a Milano che muore in questo giorno John Carradine, poco dopo aver rivelato alla nostra tv la sua origine italiana: Corradini. E da buon italiano, lui che è nato a Brooklyn nel 1906, prolifera e tramanda la professione: anche i suoi quattro figli (di cui uno adottivo) saranno, con alterne fortune, attori, ovvero David, Robert, Keith e Bruce, il figlio di sua moglie.

Sbarazziamo il campo da Bruce (1933), che vive all'ombra dei fratelli. David (1936-2009) invece è quasi un'icona: basti pensarlo in America 1929 – Sterminateli senza pietà (1972, Scorsese), in Questa terra è la mia terra (1976. Ashby, ove è addirittura Woody Guthrie), nei due Kill Bill (2003-2004, Tarantino). Keith (1949) va almeno ricordato per I cavalieri dalle lunghe ombre (1980, Walter Hill) ove fa trio con i fratelli David e Robert. Robert (1954) lavora con Altman (Gang, 1974, e Nashville, 1075), Ridley Scott (I duellanti, 1977), Malle (Pretty Baby, 1978), ancora Hill (I guerrieri della palude silenziosa, 1981) e continua a confermarsi come comprimario di sicuro mestiere.

Ma è il patriarca a richiamare l'attenzione, con i suoi 200 film che spaziano per oltre mezzo secolo, da DeMille (Il segno della croce, 1932) a Coppola (Peggy Sue si è sposata, 1986), e con il suo sodalizio – mirabile anche per chi non ami troppo il regista – con John Ford. Sette titoli, sette ruoli, i più diversi tra loro: un cortigiano italiano in Maria di Scozia (1936), il Warden di Uragano (1937), il gambler gentiluomo sudista di Ombre rosse (1939), il predicatore Casey di Furore (1940), il baronetto inglese di Come era verde la mia valle (1941), l'Amos Force di L'ultimo urrà (1958), il Cassius Starbuckle di L'uomo che uccise Liberty Valance (1962), il maggiore di Il grande sentiero (1964).

Ben definisce il suo ruolo nel cinema e nella vita questo scambio di battute in Ombre rosse: «Un gentiluomo non fuma in presenza di una signora.» «Tre settimane fa ho estratto un proiettile a un tale che era stato ferito da un gentiluomo. Il proiettile era nella schiena».