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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Cinecoccodrilli

L'anno si conclude con molti morti al suo “attivo”. L'ultimo, anzi l'ultima, è stata Virna Lisi, passata all'onore delle cronache per la celebre, recente frase: «Se non sei di sinistra, non ti fanno lavorare».

Anche questa rubrica spesso si alimenta prendendo lo spunto, a posteriori, anche molto a posteriori, dalla data di una scomparsa. Ma agisce con il senno del poi e senza il dover stare urgentemente sulla notizia. Non lo fanno quasi sempre nemmeno i quotidiani o altri mezzi di massa. A ciò soccorre la pratica del coccodrillo, pezzi o servizi predisposti in anticipo, tanto che talora il morto interessato sopravvive all'estensore, idealmente toccandosi.

Nessuno sinora aveva pensato di raccogliere in volume i propri coccodrilli, anche perché spesso la loro qualità non è eccelsa, e sa di risaputo o di scopiazzato. Ma non è doppiamente il caso di Alberto Pesce, il veterano della nostra critica cinematografica quotidiana – un giovanotto nato a Pieve di Cadore il 2 luglio 1924, che scrive su Il Giornale di Brescia ininterrottamente dal 1960 – battuto solo da Gian Luigi Rondi, che imperversa su Il Tempo e altrove dal 1947 - il quale in questi giorni pubblica in volume Cinecoccodrilli (Libere Edizioni, 2014), una scelta di oltre cento pezzi scritti, appunto, dal 1960 (Clark Gable) a oggi (Richard Attenborough).

Non sono predisposti i “coccodrilli” di Pesce, anzi sono veri e propri ritratti, scritti nell'urgenza della notizia, dettati da una sincera emozione, e quindi tanto più stimabili. «Credo di averne fatto quasi sempre memore segno di una mia cinepassione-vita ammaliata da un ideomitico passato di valori forti o effimeri, ma dallo schermo sentiti anche più “veri” del reale quotidiano.» Più che frettolose bio-filmografie in morte – come molti usano fare – sono squarci di vita, autentica o riflessa, tra ricordo e partecipazione, scritti con levità, acume e precisione. Altrettanti modi di farceli sentire vivi, anche nella luttuosa circostanza.

Levità, acume e precisione che caratterizzano anche le cinque raccolte – da Cinema Italiano Sessanta (LibereEdizioni, 2008) a Cinema Italiano Duemila (idem, 2013) – delle sue recensioni sul Giornale di Brescia, un corpus quale pochi altri critici possono vantare. Buon anno, Alberto.