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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

"Gli spostati" e il loro fotografo

Nel giorno in cui John Huston inizia le riprese di The Misfits (Gli spostati) non sappiamo se fosse già presente sul set Elliott Erwitt, al secolo Elio Romano Erwitz, allievo di Henri Cartier-Bresson e maestro nel cogliere l'attimo decisivo, ma sappiamo che i suoi scatti contribuirono a trasformare un film un po' pasticciato – causa anche la verbosa sceneggiatura di Arthur Miller – in una leggenda. Più macabra che aurea: tra gli interpreti, Clark Gable morirà per infarto poco dopo la fine delle riprese; per Marilyn Monroe si tratterà dell'ultimo film compiuto; quanto a Montgomery Clift, se riusciva dolorosamente a celare la propria omosessualità, altrettanto non riusciva a nascondere la sua profonda depressione alcolica, e ad appena 45 anni il suo cuore avrebbe ceduto.

Nato a Parigi da genitori ebrei di origine russa, vissuto in Italia fino al 1938, quando la famiglia emigrò negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali, Erwitt documenta da par suo quel set. Accanto a una celebre foto che ritrae il cast al completo in posa trionfale, sono innumerevoli scatti che riprendono i tre protagonisti nelle pause quotidiane, sulle quali aleggia una mestizia testimone di presenti sofferenze e presaga di future sventure.

Ricorda in proposito Huston: «Sapevo che Marilyn aveva fama di arrivare tardi sul set, così prima di cominciare a girare modificai l'ora di inizio dalle nove del mattino alle dieci, sperando che questo le avrebbe semplificato le cose. Non fu così. […] Marilyn continuava a imbottirsi di pillole e alla fine il giovane medico che ci assisteva si rifiutò di prescrivergliene ancora, pur temendo di perdere il lavoro non prestandosi ai suoi desideri. Lei comunque si procurò i farmaci altrove e alla fine ebbe un vero e proprio crollo e dovette essere ricoverata in un ospedale di Los Angeles per due settimane. Il film chiuse i battenti. Non c'erano vacanze ad aiutarci, così dovemmo pagare l'intera squadra dei tecnici per ogni giorno di lavoro perduto. Questo aggravò enormemente le nostre spese, che erano già da capogiro. Il solo cast faceva degli Spostati il più costoso film in bianco e nero che fosse mai stato prodotto fino ad allora» (da Cinque mogli e sessanta film, Editori Riuniti, 1982).

Soldi comunque ben spesi, pur se alla sua uscita il film venne accolto male, forse anche per il suo sapore crepuscolare, ben poco machista (è il personaggio di Marilyn ad avere la meglio), da western ecologico ante litteram. E poi un film in cui si sta dalla parte dei cavalli selvaggi, catturati e venduti a peso per farne carne in scatola per cani, e non da quella dei moderni cowboys, merita attenzione, come merita ammirazione la famosa sequenza della loro cattura. Anch'essa documentata arditamente ed eternata nelle foto di Erwitt.