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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Henri-Pierre e François

«Fin dalle prime righe mi innamorai della prosa di Henri-Pierre Roché. A quell'epoca il mio scrittore preferito era Jean Cocteau, per la rapidità delle frasi, la loro apparente secchezza e la precisione delle immagini. Con Henri-Pierre Roché scoprivo uno scrittore che mi sembrava più forte di Cocteau, perché otteneva lo stesso tipo di prosa poetica utilizzando un vocabolario meno ampio e formando frasi ultra-brevi fatte di parole di tutti i giorni. Attraverso lo stile di Roché, l'emozione nasce dal buco, dal vuoto, da tutte le parole negate, dalla stessa ellissi. Più tardi, esaminando le pagine manoscritte di Henri-Pierre Roché, vidi che il stile, falsamente naïf, emergeva dall'enorme percentuale di parole e frasi cancellate; di un'intera pagina, ricoperta dalla sua rotonda scrittura da scolaro, alla fine lasciava solo sette o otto frasi, anche queste cancellate per due terzi. Jules e Jim è un romanzo d'amore in stile telegrafico, scritto da un poeta che si sforza di far dimenticare la sua cultura e che allinea le parole e i pensieri come farebbe un contadino laconico e concreto» (da Il piacere degli occhi, Marsilio, 1988).

Chi scrive ovviamente è François Truffaut, che quello stile cercherà, se non di mimarlo, certo di interpretarlo in due dei suoi film alla distanza più convincenti e godibili: appunto Jules e Jim (1961) e Le due inglesi (1971). Ma è la stessa vita del parigino Roché a ispirarli, una vita che sembra cinema.

Nato nel 1879 (scomparirà a 79 anni in questa data), incerto tra la carriera diplomatica e l'attitudine al disegno, finisce con il diventare un gran frequentatore degli ambienti artistici (è amico di Derain, di Braque, di Brancusi, di Gertrude Stein, di Picasso) e un importante collezionista.

Nel 1906 stringe amicizia con lo scrittore tedesco Franz Hessel (nella finzione Jules), un'amicizia tanto profonda che non viene incrinata nemmeno dalla relazione che Pierre (Jim) intreccia con la sua consorte Helen Grund (Catherine). La guerra li divide, con Franz arruolatosi come volontario in Germania e Pierre arrestato per sospetto spionaggio in quanto corrispondente epistolare dell'amico. Solo ultrasettantenne trasfigurerà nel romanzo Jules et Jim (1953) quelle loro esperienze, cui seguirà il libro gemello Deux anglaises et le Continent (1956).

Altrettanto romanzesco l'incontro tra scrittore e regista. Truffaut scopre per caso nel 1955, tra i libri d'occasione, quell'opera prima poco venduta di cui lo colpisce la “sonorità del titolo” con quelle due J, e l'età dell'autore. Critico cinematografico di Arts, dedica al romanzo un accenno («Uno dei più bei romanzi moderni che conosco è Jules e Jim, che ci mostra due amici e la loro comune compagna amarsi per tutta la vita di un amore tenero e senza contrasti. Grazie ad una morale estetica e nuova incessantemente messa in discussione»), riceve una lettera di ringraziamento dallo scrittore, e il rapporto epistolare continua. Sino al giorno in cui Truffaut, che ha conosciuto Jeanne Moreau e ne è entusiasta, spedisce quattro sue foto a Roché, domandandogli un parere. Il 3 aprile 1959 lo scrittore risponde: «Mille grazie per le foto. Mi piace. Sono contento che le piaccia Kathe. Spero di conoscerla un giorno... » Il 9 aprile «Henri-Pierre muore, dolcemente, seduto sul suo letto, mentre gli stanno facendo la solita banale iniezione quotidiana al braccio». Nel 1959 finalmente Truffaut si decide a girare il film.