My Favorite Things
Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





Iscriviti alla nostra newsletter

L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

L'impronta di Modot

Da un piccolo sondaggio personale tra gente che sa, il nome di Gaston Modot appare al massimo come una nebulosa, e anche la sua scomparsa – in questa data – non lascia traccia.

Come non si riesce ad avere notizia, magari per malintesa riservatezza, di una sua piccola invalidità (una gamba rigida, che ne caratterizza l'andatura) da un certo momento in avanti: forse causa di guerra come al suo amato e più fortunato Jean Renoir? Eppure il parigino Jean-Charles Barniaud, classe 1887, è presente in oltre trecento film, dal 1909 al 1962, e parlare di presenza è poco. 

Intanto ha un bel background: figlio di un noto architetto, nasce pittore, frequenta artisti quali Picasso e Modigliani (ma anche scrittori come Blaise Cendrars, l'autore fra l'altro di Hollywood, la mecque du cinéma, 1936) e al cinema esordisce prima come scenografo che come attore. Si diverte con popolari serie comiche e western prima di avvicinarsi nel dopoguerra al cinema intellettuale (Delluc, la Dulac, Gance) di cui condivide i progetti e di eternarsi con Buñuel come protagonista dell'imperituro L'âge d'or (1930).

Da allora, con il sonoro, sarà – lateralmente ma non marginalmente – nel cast di molti film che contano: al suo apparire in scena, spesso in ruoli silenziosi ma che parlano e giudicano con lo sguardo (gli è rimasta l'impronta del muto e la utilizza al meglio), si ha sempre un sussulto, si sente che qualcosa accadrà. Eccolo più volte con Renoir (La grande illusione, La Marsigliese, lo straordinario La vie est à nous, ove è indimenticabile il suo concorso a una strana asta, La règle du jeu, French Cancan, Eliana e gli uomini, Il testamento del mostro), ma anche con Duvivier (La bandera, Il bandito della Casbah, I prigionieri del sogno), con Clair (Sotto i tetti di Parigi, Quatorze juillet, Il silenzio è d'oro, La bellezza del diavolo), con Pabst (L'opèra de quat'-sous, un grande Peachum, Mademoiselle Docteur), con Carné (Les enfants du paradis), con Becker (Antoine et Antoinette, Casco d'oro) e infine sorprendentemente Malle (Les amants).

Ora guardacaccia, giardiniere, oste, falegname, cieco, sordomuto, mendicante, domestico, ma sempre lui.