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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

L'ultima sigaretta

Nel diciannovesimo film della serie di 007 (The World is not Enough), di cui iniziano in questo giorno le riprese, James Bond (interpretato da Pierce Brosnan), dietro pressante invito di vari enti sanitari, rinuncia per la prima volta al fumo, vizio pesantemente impostogli (60 sigarette al giorno) dal suo creatore Ian Fleming.

Bond al ristorante si siederà ostentatamente nel settore riservato ai non fumatori, mentre sul cruscotto della sua Bmw sfoggerà una targhetta antifumo. Non solo, nel breve prologo della pellicola (appena cinque minuti) rifiuterà il sigaro maliziosamente offertogli (se lo arrotola sulla coscia) dall'ammaliante Maria Grazia Cucinotta, la bad girl di turno, che ottiene così il suo piccolo spazio: giustamente morirà alla fine del prologo. Davvero, “il mondo non basta” a raccontare le storie della crociata antifumo.

Il 21 marzo 1997 l'American Lunge Association, che si batte contro le malattie polmonari, aveva assegna a Twister (1996, di Jan De Bont) l'«Oscar dei non fumatori» per il «miglior messaggio contro il fumo», non sappiamo per quale benemerenza. Ma sappiamo quale sia stato il merito della premiata come miglior attrice, Juliette Binoche: in Il paziente inglese (1996, di Anthony Minghella) aveva negato con determinazione l'ultima sigaretta al morente.

Il 24 ottobre dello stesso anno una ricerca finanziata dallo stato della California e condotta dal professor Stanton Glantz dell'Università di Los Angeles (Ucla), certificava che nei film americani del periodo 1991-1996 l'80 per cento dei protagonisti maschili e il 27 per cento di quelli femminili accende almeno una sigaretta (con un incremento del 29 per cento rispetto alle pellicole degli anni '70), ed è allarme rosso nell'intero Paese. In compenso, si apprendeva nell'occasione che non tutto il fumo sullo schermo è autentico: in Smoke (1995, di Wayne Wang e Paul Auster), Harvey Keitel, nella vita privata ex fumatore molto pentito, sul set si concede soltanto finte sigarette inglesi alla lattuga.

Trascorre il tempo. Il 20 gennaio 2005, nell'ambito dell'ennesima campagna antifumo, la stampa americana, rallegrandosi nel constatare che il fumo è ormai bandito in quasi tutte le pellicole hollywoodiane, non manca di segnalare una disdicevole eccezione: Nicole Kidman, che vi è dedita oltre che nella vita almeno in un paio di film. Trattasi di Eyes Wide Shut (addirittura una canna) e di The Hours (la liberatoria sigaretta femminista di Virginia Woolf).

Ma non è nulla rispetto ad altre due vittime illustri (e che non hanno bisogno di ricorrere al lifting per restare eternamente giovani): Tom e Jerry. Il 21 agosto 2006 uno spettatore inglese nota che, in due episodi dell'infinita serie, il gatto si fa bello nei confronti di una micina rollandosi una sigaretta, mentre il topo gioca a tennis tenendo fra le dita un sigaro acceso. La denuncia induce la Ofcom, la locale autorità di controllo sui media, a costringere i produttori a tagliare le scene incriminate.

Tanto va il gatto al fumo che ci lascia lo zampino.