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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

L'uomo della controinformazione

Amici e avversari, in quegli anni '60, lo chiamavano l'“angelone biondo” per il suo imponente aspetto fisico coronato da una fulva aureola. E in ogni occasione – un convegno, un'assemblea, una riunione politica, un semplice appuntamento – era una forza d'urto, suadente o impositiva a seconda dei casi. Sia quarantenne, ai tempi di Sociologia del cinema. Pubblico e critica cinematografica (Editori Riuniti, 1963), un libro che comunque faceva pensare, sia cinquantenne, ai tempi di Informazione e controinformazione (Mazzotta, 1972; ripubblicato in edizione integrale da Stampa Alternativa, 2006), un libro che oltre a pensare induceva ad agire: testo-cult per la sinistra extraparlamentare e non solo, che risale al momento in cui diviene docente di teoria e tecnica delle comunicazioni di massa prima a Cagliari e poi a Firenze e assume un ruolo di guru nella variegata area dell'opposizione.

«Il discorso sui mezzi di comunicazione di massa, i cosiddetti mass-media, è stato portato avanti in genere da studiosi non marxisti che, pure con buoni risultati, non sono mai giunti al discorso essenziale: i mass-media sono un'arma micidiale nelle mani della classe dominante contro la quale si può combattere solo conoscendone a fondo i meccanismi e le tecniche. Nasce così il concetto di controinformazione come componente essenziale della lotta di classe, come strumento per la crescita della coscienza delle masse proletarie, come embrione di una nuova informazione.» Quanto bastava per infiammare gli animi, benché l'autore fosse teorico convinto della non violenza.

Stiamo parlando del perugino Pio Baldelli, scomparso in questo giorno a 82 anni ma in verità desaparecido da tempo, tra l'emarginato e l'autoemarginato, e ricordato nell'occasione con un certo imbarazzo. Allievo di Aldo Capitini, si era trasferito a Firenze nei primi anni '60, occupandosi variamente di cinema – hanno un certo peso le sue monografie su Roberto Rossellini (1972), Luchino Visconti (1973), Charlie Chaplin (1977) –, prima di passare al giornalismo politico (dirigerà Lotta Continua nel periodo del primo processo Calabresi e ne verrà coinvolto) e alla politica in senso stretto (fu deputato radicale indipendente dal 1980 al 1983). A Montecitorio lo si ricorda, più che per i suoi infuocati interventi, per una singolare iniziativa: la promozione di un cineforum destinato ai parlamentari, non sappiamo con quali effetti.

Più incisiva l'attività – a partire dal 1976, quando scatta l'emittenza non di Stato – a favore delle prime radio e televisioni private: la sua casa fiorentina in via dell'Oriolo si trasforma in un affollato centro di iniziative in proposito e lui stesso assume la direzione responsabile di alcune testate, tra cui Controradio.

Sembra un faro ma poi la luce a poco a poco si affievolisce, non si sa se a causa sua o dei tempi che cambiano. Fermi restando i problemi che lui indicava.