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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

La Mostra tra giustizia e libero sesso

Si conclude l’XI edizione della Mostra del cinema, ed ecco il palmarès: Leone d'oro: Giustizia è fatta di André Cayatte; Coppa Volpi al miglior attore: Sam Jaffe per Giungla d’asfalto di John Huston; Coppa Volpi alla miglior attrice: Eleanor Parker per Prima colpa di John Cromwell; Premio presidenza del Consiglio per il miglior film italiano: Domani è troppo tardi di Leonide Moguy. Verdetto, visto alla distanza, abbastanza sorprendente, anche perché due dei film citati sollevavano problemi d'ordine civile, sociale, morale che per l'epoca risultavano all'avanguardia o addirittura sospetti.

Il primo è Giustizia è fatta dell'avvocato-regista Cayatte, che apre la serie dei suoi film giudiziari: Siamo tutti assassini (1952), Prima del diluvio (1954), Fascicolo nero (1955), che avvicinano il grande pubblico al tema dei rapporti tra morale e giustizia, la quale spesso risulta relativa, e soprattutto contribuiscono con una vera e propria requisitoria a sollevare il dibattito sulla pena di morte, ancora in vigore in Francia. Ma nonostante casi di conclamati errori giudiziari, la pena perdurerà sino al 10 settembre 1977, quando sarà eseguita l'ultima condanna, quella di Hamida Djandoubi, guarda caso un maghrebino, e addirittura sino al 9 ottobre 1981, quando – pronubo il presidente Mitterrand – sarà finalmente promulgata la legge d'abolizione.

Il secondo è Domani è troppo tardi del veterano Léonide Moguy, che per primo, come in parte nel successivo Domani è un altro giorno (1951), affronta la tematica dell'educazione sessuale. Certo il modo di procedere è ancora discreto, quasi moralistico, con toni da fotoromanzo, ma il grande successo di pubblico conferma e accentua l'effetto. La ragazzina (Anna Maria Pierangeli) che, sorpresa con un altro adolescente in una cappella abbandonata dove si sono rifugiati durante un temporale, provoca uno scandalo, subisce una severa punizione e, credendosi disonorata, tenta il suicidio, risulta l'apripista di una rivoluzione sessuale ancora ben lungi dal pervenire, ma i cui fermenti sono già nell'aria.

Diciassettenne all'epoca delle riprese, Pier Angeli – come viene ribattezzata negli States – la lezione la imparò rapidamente: dopo una relazione con Kirk Douglas, maggiore di lei per età, si innamorò nell'estate del 1954 del coetaneo James Dean in un rapporto contrastato, per poi nell'autunno unirsi in matrimonio con il cantante e attore italoamericano Vic Damone e nel febbraio 1962 con il compositore e direttore d'orchestra Armando Trovajoli, di quindici anni maggiore. E alla fine il suicidio, per overdose di farmaci, della sventurata nemmeno quarantenne purtroppo riuscì davvero