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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

La lingua nel cinema

Era il 1955 quando, nella rara bibliografia specializzata dell'epoca, un libro riusci a colpire e a impressionare gli appassionati della settima arte. Si trattava di Il cinema nella lingua, la lingua nel cinema: saggi di filmologia linguistica (edito da Bocca) con il quale l'autore, il bolognese Alberto Menarini, tendeva a inaugurare il filone di ricerca della filmologia linguistica. Eccolo così, lui esperto di gerghi e di “lingue furbesche”, analizzare «i risvolti linguistici dell’impatto dell’arte cinematografica (“espressione moderna della letteratura in genere”) sull’immaginario collettivo, studiando la genesi dei titoli dei film e l’uso traslato di questi, così come dei nomi degli attori e dei personaggi, nel linguaggio comune; analizzando l’italiano del cinema, “popolare”, dotato “di modi espressivi che a volte mancano a qualsiasi dizionario” e considerando infine il problema delle traduzioni nei doppiaggi» (Dizionario biografico Treccani). Un libro per pochi, ma destinato a lasciare una traccia. Se non altro a far capire che il cinema, allora sessantenne, era una cosa tremendamente seria.

Ed ecco quasi un quarto di secolo dopo apparire, come sulla sua tardiva scia, un altro libro da ricordare e cui essere grati: Cinema, film, regia. Saggi per una storia linguistica del cinema italiano (Bulzoni, 1978), con cui l'autore si propone «di illuminare, da una parte, un settore poco esplorato della lingua italiana dell'ultimo secolo e dall'altra di confermare e ampliare, con mezzi linguistici, le notizie sull'itinerario tecnico e teorico del cinema in Italia».

Chi si attendesse da entrambi i libri un'arida filologia da glottologo, sarebbe in errore. Specie il secondo (ma anche il primo) ha molti aspetti piacevoli, gustosi, ironici, in consonanza con la personalità del suo autore, il trentino Sergio Raffaelli, di cui oggi ricorre il giorno della scomparsa.

Professore emerito di linguistica a Roma Tor Vergata, massimo specialista della politica linguistica durante il fascismo, era appunto uno dei maggiori studiosi del linguaggio del cinema. In questo ambito, oltre all'opera citata, ricordiamo La lingua filmata. Didascalie e dialoghi nel cinema italiano (Le Lettere, 1992), Il cinema nella lingua di Pirandello (Bulzoni, 1993), L'italiano nel cinema muto (Cesati, 2003). Aveva in preparazione un vocabolario storico dei termini cinematografici. Nel corso di decenni aveva raccolto numerosissime recensioni e studi particolari di film (si trova un elenco completo a http://www.sergioraffaelli.it/bibliografia.htm), inventariando e valorizzando una cospicua documentazione personale.

Lo ricordiamo come persona squisita, che alternava erudizione e modestia negli illuminanti colloqui anche con semplici conoscenti.