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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

La rivincita di Ciccio

Ci voleva Come inguaiammo il cinema italiano (2004) di Ciprì e Maresco (in aria di separazione) perché Ciccio e Franco venissero riportati a una vera e genuina dimensione e anche l'ultimo oppositore delle smorfiacce dell'uno e dei quiproquo dell'altro si arrendesse. Peccato che il settantenne Franco Franchi fosse scomparso nel lontano 1992 e che anche l'ottantenne Ciccio Ingrassia, nato in questa data, fosse mancato il 28 aprile 2003. Ripercorriamone vita e “carriera”..

Dopo una lunga attività nell'avanspettacolo, Ciccio si associa a Franco formando un'affiatata coppia di contrari: il magro allampanato e il piccoletto tondo, la triste figura e lo scudiero esuberante (cfr. le loro interpretazioni in Don Chisciotte e Sancio Panza, 1968, di Grimaldi), l'introverso e l'estroverso. Scoperti da Domenico Modugno, che li fa esordire sullo schermo con Appuntamento a Ischia (1960, di Mattòli) e in teatro con la commedia musicale Rinaldo in campo (1961, di Garinei e Giovannini), raggiungono ampio successo popolare in molte decine di film tra gli anni '60 e '70: prodotti facili, talora sgangherati o improvvisati, spesso parodie – almeno nel titolo o nella situazione di partenza – di pellicole più importanti (Il giorno più corto, 1963, di Corbucci; Per un pugno nell'occhio, 1964, di Lupo; 002 Operazione Luna, 1965, di Fulci; Due marines e un generale, 1965, di Scattini, in cui viene coinvolto il povero Buster Keaton; Le spie vengono dal semifreddo, 1966, di Bava; Il bello, il brutto, il cretino, 1967, di Fulci; Indovina chi viene a merenda?, 1969, di Ciorciolini; I due della Formula 1 alla corsa più pazza, pazza del mondo, 1971, di Civirani; Farfallon, 1974, di Pazzaglia). La loro attività è frenetica (nel solo 1964 interpretano 17 film; in tutta la carriera il solo Ciccio raggiunge quota 150) e la simpatia di un pubblico altrettanto facile non manca, facendo talora raggiungere incassi favolosi.

Nei primi anni '70 il rapporto si logora e il più ambizioso Ingrassia (che si improvvisa anche regista in Paolo il freddo, 1974, e ne L'esorciccio, 1975) procede per conto suo. Non prima di essere apparso in film d'autore con Franchi (Il giudizio universale, 1961, di De Sica; Che cosa sono le nuvole?, 1968, di Pasolini; Le avventure di Pinocchio, 1971, di Comencini), esperienza che conferma da solo spesso con risultati eccellenti (Amarcord, 1973, di Fellini; Todo modo, 1976, di Petri, Nastro d'argento come miglior attore non protagonista; L'ingorgo, 1979, di Comencini; Domani accadrà, 1988, di Luchetti; Il viaggio di capitan Fracassa, 1991, di Scola; Condominio, 1991, di Farina, premio David di Donatello; Camerieri, 1994, di Pompucci; Giovani e belli, 1996, di Risi, sua ultima prova). Sempre a livello autoriale la coppia si riforma provvisoriamente per La giara (episodio di Kaos, 1984, dei Taviani).

«Ciccio è un attore che nasce dal teatro di strada, dal folklore della sua terra. Ma allo stesso tempo ha una sua struttura classica. È consapevole cioè dell'importanza di strutturare i suoi personaggi» (Vittorio Taviani). «È stato un attore straordinario, peccato che è stato condannato a fare la spalla di Franco Franchi. Non è un caso che Fellini lo abbia voluto in Amarcord. Chi può dimenticarsi di quella grande interpretazione nelle vesti dello zio matto che grida, in cima a un albero: "Voglio una donna!!!"?» (Dino Risi)

Come inguaiammo il cinema italiano a tutto ciò aggiunge il contesto, dall'opera dei pupi allo spettacolo di strada, e la avalla con le testimonianze di alcuni corsari della critica: da Goffredo Fofi e Tatti Sanguineti allo straordinario Gregorio Napoli, attori di se stessi anche in questa occasione, e con l'accompagnamento di alcun altri totem del nazional-popolare, da Pippo Baudo a Mario Merola, da Lino Banfi a Lando Buzzanca. da Nino D'Angelo al loro regista Lucio Fulci. Con il che il cerchio si chiude e anche l'intera Italia resta alquanto inguaiata.