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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

La seconda vita di Blier

Settantatré anni di vita, cinquantadue sullo schermo, quasi centocinquanta film al suo attivo, eppure di Bernard Blier, che scompare in questo giorno praticamente sul set di Paganini, diretto da Klaus Kinski – e ci pare immaginare il ghigno di quest'ultimo, destinato a scomparire a sua volta due anni dopo questa sua prima e unica prova come regista –, è difficile ricordare un ruolo da protagonista, pur se stimato allievo di Louis Jouvet. Eppure ve ne sono stati, dai film dell'amico Jean-Paul Le Chanois (L'école buissonnière, 1949; …e mi lasciò senza indirizzo..., 1950) a Manèges (1950, di Yves Allègret) e a Il settimo giurato (1961, di Georges Lautner), per non dire Una botta di vita (1988, di Enrico Oldoini) ove dispensa le sue ultime forze accanto a un altrettanto stanco Alberto Sordi. La memoria dei più registra tuttavia la sua presenza di caratterista di lusso (tutt'al più comprimario) in una serie di pellicole che non sarebbero state le stesse senza la sua testa a uovo precocemente calva, la sua lieve pinguedine, il suo aspetto gioviale (ma attenzione alle apparenze), il suo sguardo attonito e curioso. E soprattutto la sua assoluta padronanza della scena, ove si muove come un grosso pesce in un acquario.

In patria lo si nota già nell'anteguerra (Ragazze folli, 1938, Marc Allégret; Albergo Nord, 1938, e Alba tragica, 1939, Carné) e lo si apprezza nel dopoguerra (Dedée d'Anvers, 1947, Yves Allégret; Legittima difesa, 1947, Clouzot; Prima del diluvio, 1953, e Fascicolo nero, 1955, Cayatte; I miserabili, 1957, Le Chanois).

Ma è in Italia – quando il nostro cinema richiamava e allettava moltissimi attori d'oltralpe, quasi una seconda patria – che il quasi cinquantenne Blier conosce una seconda vita, a cominciare da La grande guerra (1959) di Monicelli, che lo riavrà ne I compagni (1964), in Amici miei (1975), in Le due vite di Mattia Pascal (1985), in Speriamo che sia femmina (1986), ne I picari (1987). Ma lo vogliono anche Lizzani (Il Gobbo, 1960), Pietrangeli (Il magnifico cornuto, 1964), Zampa (Una questione d'onore, 1965), Visconti (Lo straniero, 1967), Scola (Riusciranno i nostri eroi..., 1968, e Una passione d'amore, 1981), Comencini (Cuore, 1984), Risi (Scemo di guerra, 1985).

C'è solo da rimpiangerlo.