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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

La voce della Divina

Per tanti, troppi anni lo spettatore comune dovette chiedersi come mai tante attrici hollywoodiane avessero, piccole sfumature a parte, la stessa voce: senza età, raffinata, profonda, suadente e pur dotata, a lungo andare, di un fastidioso birignao, con pronuncia nasale e vocali finali prolungate.

Forse ignoravano – o almeno fingevano di ignorare – che la voce di Mirna Loy, Joan Crawford, Marlene Dietrich, Barbara Stanwyck, Greer Garson, Claudette Colbert, Bette Davis, Rita Hayworth, Rosalind Russell e persino della Regina Cattiva di Biancaneve e i sette nani apparteneva a un'unica – in tutti i sensi – artista della laringe, ovvero la ciociara Tina Lattanzi, scomparsa in questo giorno a quasi 100 anni. Ma è un'altra attrice che ha dato il via alla sua ventennale carriera e a garantirle la fama: Greta Garbo, della quale gli americani la scelgono come doppiatrice ufficiale e di cui è l'inconfondibile voce da La regina Cristina (1933, di Mamoulian) sino a Non tradirmi con me (1941, di Cukor).

Buona attrice in proprio, la graziosa Lattanzi. Esordiente al cinema con La straniera (1930, di Palermi), viene lanciata subito dopo in teatro dal conterraneo Vittorio De Sica (compagnie Tatiana Pavlova, Ruggero Ruggeri e, per la rivista Za-bum, Mario Mattòli), ed è nel frattempo interprete dei film di Guido Brignone (per il quale abbandona il marito) Rubacuori (1931), Teresa Confalonieri (1934), Passaporto rosso (1935). Nel dopoguerra partecipa ancora, come comprimaria, a una ventina di film (Tormento, 1951, di Matarazzo; Anna, 1952, di Lattuada; I delfini, 1960, di Maselli, Il Gattopardo, 1963, di Visconti), apre una boutique d'alta moda nel centro di Roma, sperpera la propria fortuna al gioco e finisce sovvenzionata (grazie al governo Amato) dalla discutibile legge Bacchelli.

Nella memoria collettiva resta “la voce della divina” (almeno sino a quando, nei primi anni '80, una riedizione Rai non la fa sostituire da quella di Rita Savagnone) e come tale è la primadonna, assieme alla collega Lydia Simoneschi, del doppiaggio italiano, nella mitica società CDC, fino alla prima metà degli anni '50. L'Angelo azzurro e Rancho Notorious, Il romanzo di Mildred e Il lutto si addice ad Eletttra, La signora Miniver e Gilda, La signora di Shangai e Piccole volpi parlano grazie a lei. Ma giunge in soccorso anche di attrici italiane (Luisa Ferida, Clara Calamai, Paola Borboni, Anna Magnani, e più tardi Silvana Pampanini, Franca Marzi, Gianna Maria Canale) o “nazionalizzate” (Tamara Lees, Yvonne Sanson, Anita Ekberg). Senza dimenticare che, oltre alla citata Regina Grimilde, è stata per la Disney la matrigna di Cenerentola, la Regina di Cuori di Alice, la strega di La bella addormentata e persino la cagnetta pechinese di Lilli e il vagabondo.

Indubbio il fascino di quei doppiaggi, anche oggi che più che mai la pratica è in discussione e che le tecniche del sottotitolaggio si sono affinate. Il birignao ora possiamo ascoltarlo nell'originale... Basti a pensare, in campo maschile, a Marlon Brando.