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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Lilia, la preferita del Duce

Secondo un referendum della rivista Cinema (10 febbraio 1940) l'attrice che maggiormente piace agli italiani è Assia Noris (con 9250 voti), seguita a ruota da Alida Valli (8991), che precede Paola Barbara (8426). Staccatissime, Isa Miranda (2972), Luisa Ferida (2049), e poi Isa Pola (1743), Maria Denis (1469), Doris Duranti (578), Elsa Merlini (482), Elisa Cegani (460), sino a Elena Zareschi, ultima classificata.

Di lei, della diciottenne Lilia Silvi (nata in questo giorno) non v'è ancora traccia, sebbene abbia ottenuto grande successo, accanto alla Valli, come “sua compagna di scuola terremoto”, in Assenza ingiustificata (1939, di Max Neufeld) e le si stia aprendo una carriera fulminante quanto “fulminata”. Può consolarsi alla grande, appena un paio d'anni dopo, apprendendo che, secondo il figlio Vittorio (in Vita con mio padre, 1957), Benito Mussolini concentrava le proprie preferenze su tre nomi di attrice: nell'ordine, Greta Garbo, Alida Valli e... Lilia Silvi.

C'è da aggiungere che, secondo la stessa testimonianza, le serate cinematografiche del Duce nella saletta privata di Villa Torlonia avevano un che di tragicomicamente insolito: «Generalmente vedeva i film in una strana posizione dovuta ai suoi dolori di stomaco (appoggiava la schiena alla spalliera di una sedia, contraeva le gambe verso il ventre spingendo lo stomaco all'infuori e situava la mano dietro la cintura o dietro la testa)».

I film di lei non hanno lasciato grande traccia (Barbablù, 1941, di Bragaglia; Scampolo, 1941, di Malasomma; Violette nei capelli, 1942, di Bragaglia; Giorni felici, 1942, di Franciolini; La bisbetica domata, 1942, di Poggioli; La vispa Teresa, 1943, di Mattòli) e il dopoguerra per lei praticamente non esiste, salvo un Biraghin (1946, Gallone) e un Napoleone (1950, Borghesio).

Ma sessant'anni dopo ecco l'imprevedibile grande occasione: il neoregista Gianni Di Gregorio (Pranzo di ferragosto) le offre un divertente cameo in Gianni e le donne (2011) e, di sponda, il documentarista Mimmo Verdesca le dedica il documentario In arte Lilia Silvi (Nastro d'argento 2012), ove l'attrice racconta per la prima volta la sua vita e la sua carriera. È un tardivo trionfo. Chissà se racconta anche di Villa Torlonia.