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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Lungo è bello?

In occasione di Apocalypse Now Redux e dell'allora imminente nuova versione di E.T., appare su la Repubblica un corsivetto di Alberto Farassino con un titolo (Più lungo è più bello?) che metterebbe in dubbio anche Rocco Siffredi. E che comunque merita di essere riportato.

«Più lungo è più bello? Mica tanto. La tendenza a far uscire versioni integrali, director's cut e riedizioni rimaneggiate solleva qualche perplessità. La critica, naturalmente, è contenta: può fare confronti, elencare varianti e magari aggiustare i giudizi sbrigativi dati in passato. Il cinema sembra trovare una sua filologia, come la letteratura in cui la vecchia "critica degli scartafacci" (potremmo dire "degli scarti") ora trova nuove occasioni con le versioni unedited di romanzi e racconti. Come in pittura si analizzano le opere ai raggi X per scoprire i "pentimenti" d'autore. Ma il cinema, arte collettiva frutto di collaborazioni e negoziazioni, è sempre stato il linguaggio del taglio, dello scarto, del compromesso. E la genialità dell'autore stava lì, nel girare in modo che non si potesse tagliare, come facevano Hitchcock e Buñuel. O magari nel fare riprese di servizio, per compiacere una star, senz'alcuna intenzione di usarle. Ora però tutto fa brodo, se si devono rinnovare i diritti e riempire i Dvd affamati di immagini, di backstage e di take- off. Ma lo spettatore, che di ogni film che ama fa sempre un suo rimontaggio interiore, nella sua mente più ricca di ogni ipertesto, non è detto che il suo film voglia cambiarlo.»

Invece più corto può essere più bello. È il caso di Nuovo cinema Paradiso (1988) di Giuseppe Tornatore, la cui edizione “breve”, frutto del radicale taglio eseguito dal regista con il produttore Franco Cristaldi (viene tolto un blocco di 25 minuti, dopo le prime presentazioni nelle sale), vincerà l'Oscar 1989 per il film straniero. Povera Brigitte Fossey, il cui personaggio viene totalmente eliminato. Il contrario di quanto accadrà ad Aurore Clement (la vedova) e a Christian Marquand (il piantatore francese) ripristinati ventidue anni dopo Apocalypse Now nell'edizione Redux.