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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Per non dimenticare Brusati

In una Milano metafisica (dalle piazze notturne quasi dechirichiane) e metareale (vi si contrappone una fastosa ma non festosa villa in Brianza) il degrado morale, in pieno boom, di una famiglia alto-borghese viene contrapposto al “disordine” di una “famiglia” di periferia ospitata in una catapecchia da un falso prete (a costituire una sorta di comune) e da un figlio+madre (lui è il deus ex machina del film) che tentano invano di ricongiungersi, mentre chi si ricompone è una coppia, ma – audacemente per i tempi – omosessuale. Peccato che le ruspe del “moderno” intervengano per demolire la “casa”.

Così in sintesi un po' criptica una delle pellicole più singolari della breve stagione del rinnovamento Titanus (Il disordine, 1962) e forse la più esemplare nel breve percorso – altri 7 film che vanno dal 1955 al 1989 – di un regista sensibile e raffinato quale Franco Brusati, nato in questo giorno)..

Ricordiamoli tutti, tutti a loro modo singolari: Il padrone sono me (1956) da un romanzo del rimosso Alfredo Panzini; Tenderly (1968), addirittura una sophisticated comedy all'americana; I tulipani di Haarlem (1970), omaggio fiammingo alla Magritte; Pane e cioccolata (1974), malinconico messaggio antirazzista alla ciociara; Dimenticare Venezia (1979), schermaglia tra omosessualità e memoria; Il buon soldato (1982), pessimistica elegia su un sentimento impossibile; Lo zio indegno (1989), commedia quasi brechtiana per istrioni, tutti su proprio soggetto, lui che era stato generoso soggettista per tanti altri.

Dimenticato dai programmisti televisivi (salvo che per il film con Manfredi), Brusati conta per fortuna su un gruppo di amici, quasi un clan, che ne perpetua la memoria. Ecco, per esempio, nel luglio 2006, una tre giorni a Barlassina, in Brianza, dove ha sede la grande casa di famiglia del regista, con il produttore Andrea Occhipinti che introduce Pane e cioccolata, il critico Maurizio Porro che presenta «il gioco di coppia fra amanti dello stesso sesso, Erland Josephson e David Pontremoli, Mariangela Melato e Eleonora Giorgi» in Dimenticare Venezia, l'attore Giancarlo Giannini che rievoca il suo personaggio in Lo zio indegno, e una mostra con 70 foto e documenti autografi.

Ecco nell'agosto 2012, a vent'anni dalla scomparsa, e in occasione del restauro di Pane e cioccolata (proiettato alla Mostra di Venezia), la nascita, a cura dello stesso Occhipinti, del sito www.francobrusati.com che raccoglie materiali essenziali sui film, le opere teatrali e gli scritti di Brusati, ma anche foto, documenti inediti, e testimonianze di amici, critici e colleghi.