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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Più palude che cielo

Non sono molti i quotidiani, a parte Il Messaggero e Il Tempo (qui il compito tocca a un benevolo Gian Luigi Rondi) che dedicano un ricordo allo scomodo Augusto Genina, scomparso il giorno precedente (e non il 18, come indicano alcune biografie) nella stessa Roma ove è nato il 28 gennaio 1892. Gli storici, specie quelli del muto, gli dedicano grande attenzione, ma il regista risulta discontinuo nel suo cosmopolitismo (dal ’28 al ’36 lavora in Germania e in Francia) e l’uomo controverso.

Provocatoriamente si potrebbe sostenere che rimane il regista di un unico film, Miss Europa o Prix de beauté (1930), ma i meriti vanno perlomeno spartiti con gli ideatori René Clair (che avrebbe dovuto dirigerlo, e si sente) e Pabst, e soprattutto con la straordinaria performance di un’indimenticabile Louise Brooks. Un film ancor oggi godibilissimo, se non altro perché ci documenta i primi concorsi di bellezza, le loro trame amorose e i loro intrighi d'affari.

Genina si dichiara apolitico, ma il suo trittico bellico (Lo squadrone bianco, 1936; L’assedio dell’Alcazar, 1939; Bengasi, 1942) è la miglior e più convinta stampella del cinema fascista. Soprattutto nel secondo il formalismo eroicheggiante riesce talora a far dimenticare l'assunto celebrativo e la faziosità dell'esposizione.

Nel dopoguerra tenta di riciclarsi con un suo particolare neorealismo clericale (Cielo sulla palude, 1949) ma la sua Maria Goretti, anche se esaltata come simbolo di purezza dal giovane Enrico Berlinguer (pare che anche Togliatti la additasse come modello per le giovani comuniste), risulta di maniera, o con un melodrammatico rifacimento del desantisiano Roma, ore 11: Tre storie proibite (1953), ma il suo tempo è finito. Parabola di un italiano come tanti altri.

Una curiosità. La scena in cui la piccola Maria scopre gioiosamente il mare e, sollevando le gonne, mostra le gambe ignude non è solo stimolo alla concupiscenza del suo rozzo assassino ma anche motivo di profondo turbamento per papa Pio XII cui il film viene mostrato. Forse il compromesso storico nasce di qui.