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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Que reste-t-il de ce Jimmy?

Muore a 89 anni nella sua villa di Beverly Hills, James Stewart, nato il 20 maggio 1908 in un paesino della Pennsylvania. Praticamente inattivo dal 1979 (l'improbabile Una storia africana del giapponese Susumu Hani), trascorre malamente i suoi ultimi anni di vita, distrutto dalla scomparsa della moglie e irritato da un'epoca (lui, esponente democratico sullo schermo, seppur elettore repubblicano nella vita) che non riesce più a comprendere.

Che cosa ne resta dopo ottanta film, dall'esordio come comprimario (Ultime notizie, 1935, di Tim Whelan) all'ultima parte da protagonista (L'uomo dinamite, 1971, di Andrew McLaglen)? 

Per taluni si identifica esattamente con gli eroi di Frank Capra (L'eterna illusione, 1938; Mister Smith va a Washington, 1939; La vita è meravigliosa, 1946), ma più che un attore è un totem. E poi si sente che non ci crede.

Per talaltri è uno dei tanti manichini (appena un po' più insofferente degli altri) usati da Alfred Hitchcock (Nodo alla gola, 1948; La finestra sul cortile, 1954; L'uomo che sapeva troppo, 1956; La donna che visse due volte, 1958).

Per altri ancora abita nel West: dal solitario exploit antisegregazionista con il Delmer Daves de L'amante indiana (1950) ai film molto più convenzionali con Anthony Mann (Winchester '73, 1950; Là dove scende il fiume, 1952; Lo sperone nudo, 1952; Terra lontana e L'uomo di Laramie, 1955) e a quelli, decisamente reazionari, con John Ford (Cavalcarono insieme, 1961, e L'uomo che uccise Liberty Valance, 1962; Il grande sentiero, 1964).

Senza dimenticare il suadente commediante – quello di Harvey (1950) o di Erasmo il lentigginoso (1965), entrambi di Henry Koster – che ben contrasta con lo spietato pilota di guerra (23 missioni sui cieli tedeschi, un ruolo a vita nell'Air Force come generale della riserva, onori militari alla sua inumazione mentre un trombettiere intona il famigerato Taps) il quale tuttavia – altra contraddizione – riesce a simulare l'ardimentosa ma pacifica traversata di Charles Lindbergh in L'aquila solitaria (1957, di Billy Wilder).

Resta il silenzio, e bene fece ad adottarlo.