My Favorite Things
Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





Iscriviti alla nostra newsletter

L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Questioni razziali in Usa

Una recensione di Ugo Casiraghi apparsa in questa data su Il Calendario del Popolo, mensile comunista di divulgazione culturale. Sarà prossimamente raccolta nell'e-book Il cinema del Calendario, a cura di Lorenzo Pellizzari.

«La carriera di Joseph Losey, regista progressista del teatro, della radio e del cinema, è stata breve finora, in America. Dopo aver girato un documentario sui bambini con l’operatore John Ferno, realizzò due film, entrambi proiettati sui nostri schermi: Il ragazzo dai capelli verdi, a colori, da uno scenario di Ben Barzman che contiene, in forma intellettuale, uno dei pochi messaggi di pace venuti d’oltreoceano; e questo Linciaggio (titolo originale The Lawless, «Il senza legge»). Dopo di che, Losey diresse un rifacimento del celebre M di Fritz Lang, quindi dovette abbandonare il proprio paese, come purtroppo altri tra i migliori cineasti americani; ed ora è qui in Italia, per un film con Paul Muni.

Tra tutti i film sulla questione razziale ultimamente giunti da Hollywood, Linciaggio è senza dubbio il più forte e interessante. Stupisce anzi che sia stata girata oggi, negli Stati Uniti, un’opera così coraggiosa, che imposta il tema con tale onestà e precisione di dettagli. Mentre non stupisce che siano state finanziate e varate tante pellicole sulle “minoranze” – sugli ebrei, sui negri – assai più conformiste come Barriera invisibile, Pinky, Odio, La tragedia di Harlem, Uomo bianco tu vivrai, ecc. ecc.; pellicole che lasciavano da parte l’aspetto sociale del problema – il più spinoso e sostanziale – per concentrarsi invece su aspetti psicologici o morbosi, e sulla psicanalisi.

Ma, nel cinema americano, esisteva una tradizione realistica sui problemi razziali in dipendenza stretta e precisa da quelli della società, e particolarmente sul tema del linciaggio. Basti ricordare, ad esempio, Furia (1936) con Spencer Tracy e Sylvia Sidney, diretto dal tedesco Fritz Lang; e meglio ancora Vendetta, di Mervyn LeRoy, il regista di Io sono un evaso. Questo film Vendetta (1937), cinico, spietato, denunciava con vigore il pregiudizio di razza tipico degli Stati del Sud, proprio quegli Stati così cordialmente e languorosamente dipinti in tante pellicole menzognere da Via col vento in poi. E, più tardi, Alba fatale (1943) di William Wellman – venuto anch’esso in Italia ma, come i precedenti, riservato ai circuiti meno ambiti – ci raccontava l’“incidente” di Ox-Bow, dove un uomo era stato linciato innocente.»