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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Un critico Volpone

I lettori involontari del settimanale satirico anticomunista e destrorso Candido – girava in famiglia e ci si aggrappava come a un qualsiasi altro pezzo di carta stampata – potevano in quegli anni '50 imbattersi nelle recensioni cinematografiche di tale Volpone, senza poter supporre che quello stesso critico un decennio dopo sarebbe stato la colonna portante del quotidiano antifascista e democratico Il Giorno. Ma Volpone era già ben noto sin dal 1939, chiamato dal cugino Giovannino Guareschi a collaborare all'umoristico Bertoldo, e apprezzato per i suoi incontri tra cinema e letteratura da un esigente giovane lettore, tale Italo Calvino. E ancor prima s'era celato dietro un altro pseudonimo, “Il portoghese discreto” per i suoi corsivi apparsi sulla Gazzetta di Parma tra il 1937 e il 1940.

Stiamo parlando del parmigiano Pietro Bianchi, Pietrino per gli amici, “il professore” per i suoi concittadini, scomparso in questa data nel suo castelluccio di Baiso (Reggio Emilia), all’età di 66 anni. Dal cinema è stato fulminato sulla via Emilia, insieme al sodale Attilio Bertolucci, i due che trametteranno, e per sempre, la “peste pellicolare” a tale Cesare Zavattini. Ancora studente nel 1928 firma infatti  il suo primo pezzo di critica cinematografica: la recensione di Il circo di Chaplin, che appare addirittura sulla prima pagina della Gazzetta.

Trasferitosi a Milano nel 1946, fra varie intraprese editoriali gestisce come un castellano d'altri tempi (lui che un castello finirà con il comprarselo, e morirvi) la direzione del nobile mensile L'Illustrazione Italiana dal 1950 al 1955 e del vispo settimanale Settimo Giorno dal 1957 al 1963. Ma è sicuramente più noto come critico cinematografico di Il Giorno, dalla fondazione (1956) al 1975.

Anche chi lo ha bollato come “critico di gusto”, lontano dalle ideologie ma pericolosamente vicino a discutibili tendenze politiche, appunto una sorta di Guareschi del cinema scritto, non può che lamentarne l’assenza nello squallido panorama odierno dei quotidianisti e rimpiangerne lo stile brillante, lo spirito mordace, un certo cinismo, il senso della boutade (francesismi compresi, lui grande ammiratore della letteratura d'Oltralpe: ah, le sue filles de joie!). Meglio comunque non fidarsi delle sue trame.

Resta imperitura lo slogan da lui coniato per l'amico industriale: “Con pasta Barilla è sempre domenica”.