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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Un onesto professionista di sicuro passato

Già chiamarsi con un nome e cognome banali non aiuta molto a fissarsi nell'altrui memoria, pur se sono decine di milioni i telespettatori che hanno seguito le sue fabulazioni e pur se ha avuto un suo non trascurabile pubblico anche al cinema (più tiepida o distratta la critica), ma a ciò si aggiunga una naturale discrezione e un tenersi lontano dai riflettori. 

Parliamo del fiorentino Franco Rossi, scomparso in questo giorno poco più che ottantenne, e bell'esempio di professionismo più che artigianale. Curioso anche il fatto che si sia formato nella radiofonia (prima Eiar e poi Rai), dove per una decina di anni è programmista e regista di commedie, radiodrammi e varietà.

Passa al cinema come assistente di Mario Camerini, di Renato Castellani, di Luis Trenker e di Aldo Vergano, esordisce nella regia con I falsari (1951), si fa notare grazie all'Alberto Sordi de Il seduttore (1954), conquista un'aura autoriale con due bozzetti tardoneorealisti (Amici per la pelle, 1955, Nastro d'argento; Morte di un amico, 1959) e poi con due storie vagamente antonioniane (Odissea nuda, 1960; Smog, 1962). Insomma, è un eclettico, e ciò non favorisce certamente la sua fama.

Pur senza abbandonare il cinema (da Non faccio la guerra, faccio l'amore, 1966, a L'altra metà del cielo, 1977, ma anche Porgi l'altra guancia, 1974, campione d'incassi grazie alla coppia Bud Spencer-Terence Hill), sono gli sceneggiati televisivi, trasformati in veri e propri film girati in esterni con ingenti mezzi, ad assicurargli la fama: a cominciare dall'Odissea (1968, voluto a colori dal preveggente e previdente produttore Dino De Laurentiis che ne ricava anche una versione per le sale, Le avventure di Ulisse), con le sue 8 puntate seguite da una media di 16 milioni di spettatori, per continuare con Eneide (1971), Il giovane Garibaldi (1974), Quo vadis? (1985), Lo scialo (1987, da un progetto di Valerio Zurlini), Un bambino di nome Gesù (due parti, 1988 e 1990): altrettanti successi all'insegna di un impegno spettacolare abbinato a una moderna sensibilità. Ne avessimo!

 

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