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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Un produttore galantuomo

Gustavo, Goffredo (nato in questo giorno) e ora, sia pur meno trionfalmente, Guido: tre “G” sotto il marchio Titanus, la più antica casa cinematografica italiana, che quest'anno ne compie ben 110. Gustavo vuol dire essenzialmente cinema muto (nozze con la diva Leda Gys comprese), Guido vuol dire televisione, ma Goffredo significa una delle più belle stagione del nostro sonoro fra il 1951, quando il padre finalmente gli cede il comando di un notevole impero che comprende gli studi della Farnesina e della Scalera, laboratori di doppiaggio e sale cinematografiche e che riesce a produrre sino a 10 pellicole l'anno, e il 1963, quando lo squilibrio economico provocato dal Visconti di Il Gattopardo e dall'Aldrich di Sodoma e Gomorra portano la Titanus verso il fallimento e lo inducono a cedere il 51 per cento del suo marchio alla extracinematografica Edison di Bruno Janni (casualmente cugino in secondo grado dello scrivente), mentre tutti i debiti vengono ripianati a titolo personale dal produttore, che aliena quasi tutti i suoi beni, dando prova della correttezza di un “capitano d'industria” d'altri tempi.

Goffredo, che a soli 18 anni è stato il più giovane laureato d'Italia, con una tesi su Il diritto d'autore nell'opera cinematografica, ha iniziato dalla gavetta ma ha già le idee chiare: due dei suoi primi film, I figli di nessuno (1951, di Matarazzo) e Roma ore 11 (1952, di De Santis), sono un'indicazione del suo programma. Al culmine del successo la “scuderia” della Titanus comprende Rossellini, la Magnani, De Sica, Mastroianni, Gassman, la Lollobrigida, Sophia Loren (un nome da lui stesso coniato), Sordi, Fellini, Totò, Visconti, Antonioni, Lattuada, Zurlini. Il “neorealismo popolare” di Matarazzo, il “neorealismo rosa” (ripreso con Poveri ma belli, 1956, di Risi), il rilancio di Totò (da Totò lascia o raddoppia, 1955, a Totò contro i quattro, 1963) non impediscono la prudente apertura ai giovani (Petri, Olmi, Nanni Loy) né tantomeno le grandi produzioni dei maestri (per tutti, Rocco e i suoi fratelli, 1960, di Visconti).

Scomparirà solo il 2 febbraio 2005, all'età di 84 anni, ma prima fa in tempo a riciclarsi come distributore, tornando sporadicamente alla produzione (per esempio con Il camorrista, 1986, di Giuseppe Tornatore, finanziato grazie alla spregiudicata vendita dell'intera library a Mediaset...). E dedicandosi infine al campo televisivo, dal celebre Sandokan (1976, di Sòllima) alla fortunata serie Orgoglio (dal 2004, Serafini, De Sisti e altri), un titolo che ben rappresenta le qualità di un coraggioso galantuomo cui il cinema italiano deve molto, anche in termini innovativi.