My Favorite Things
Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Una servetta passata alla storia

«Signor Umberto, si vede niente? Lo sa che sono incinta?»

«E lo dici così?»

«E come dovrei dirlo?»

«Sei proprio sicura... che sei... così?»

«Tre mesi, signor Umberto.»

[…]

«Quello alto è di Napoli, quello basso no...»

«Il tuo qual è?»

«Tutti e due.»

«Ma il papà... il padre?»

«Io credo quello di Napoli.»

«Come credo?»

«Dicono di no... tutti e due!»

Imparammo, da questo breve dialogo di Zavattini, a conoscere Maria Pia Casilio, l'ingenua servetta di Umberto D. (1952). De Sica, con il suo solito grande intuito, aveva scoperto e scelto per l'ingrata parte quella diciassettenne abruzzese, apprezzata per la sua ingenua spontaneità e per il suo aspetto altrettanto naturale, di piacente morbidezza. E lei aveva pienamente corrisposto alle sue aspettative, restando nel nostro immaginario per sempre.

Avrebbe potuto scomparire come altri attori presi dalla strada, abbandonati con le loro illusioni dopo la prima prova, o condannati a compassionevoli comparsate. Invece non è solo De Sica che ricorre a lei per altri piccoli ma significativi ruoli (Stazione Termini, 1953; Il giudizio universale, 1961; Lo chiameremo Andrea, 1972), in cui rivela doti superiori alle stesse occasioni offertele.

Se ne accorge, a esempio, Marcel Carné (che la dirige in Teresa Raquin, 1953, e in Aria di Parigi, 1954) ma il pubblico la ricorda meglio come servetta (meno problematica) in Pane, amore e fantasia (1953, di Comencini) o fidanzatina di Alberto Sordi in Un americano a Roma (1954, di Steno) o accanto a Totò (Il medico dei pazzi, 1954, di Mattòli; o Totò, Peppino e i fuorilegge, 1956, di Mastrocinque).

Interprete apprezzata di una ventina di film sino agli anni '60, si ritira giudiziosamente dagli schermi per dedicarsi alla famiglia quando si avvede che replicherebbe soltanto se stessa. Moglie del famoso doppiatore Giuseppe Rinaldi, è talora doppiatrice essa stessa: le si devono le voci di Marina Vlady in Giorni d'amore (1954 , di De Santis) e di Stefania Sandrelli in Il federale (1961, di Salce), ed è un altro buon motivo per ricordarla. Comparirà solo saltuariamente in Brutti, sporchi e cattivi (1976. di Scola), Identificazione di una donna (1982, di Antonioni), Noi uomini duri (1987, di Ponzi), Tre uomini e una gamba (1997, di Aldo, Giovanni & Giacomo e Massimo Venier).

Scompare in questa data, non molti la ricordano bene, ma basta citare Umberto D. per provocare un'emozione.