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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Linea cinetica

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Le Super Divinità secondo Grant Morrison

Cari spettatori cinematografici, ormai credo che la situazione sia piuttosto chiara.

Che lo vogliate o no l'universo dei supereroi americani è entrato di prepotenza sugli schermi di tutto il mondo e ha, se non monopolizzato, di certo cambiato in modo consistente il volto dell'industria americana dell'intrattenimento cinematografico e di conseguenza i consumi di un pubblico ormai realmente globale (Cina inclusa).

Del resto una delle premesse - ma non la sola, beninteso - per la nascita di questa nuova rubrica sulle pagine di Cineforum era proprio quella di fornire anche al pubblico cinematografico meno avvezzo al mondo dei comics riflessioni e strumenti per entrare nel mondo dei super tizi.

L'inizio del 2014 è stato segnato dagli incassi record di Captain America – The Winter Soldiernuovo capitolo del franchise Marvel ed esempio piuttosto riuscito di Super Hero Movie, perfettamente integrato in un'idea di saga cinematografica che mutua dal fumetto l'idea di personaggi le cui storie si intrecciano, si sovrappongono e convivono in una dimensione spaziale e temporale in qualche modo comune. Quella che gli appassionati chiamerebbero più precisamente continuity

Immagino però che molti di voi non siano particolarmente avvezzi non solo a questa terminologia tecnica ma più in generale a ciò che sta alla base di questo nuovo e fiorente filone hollywoodiano. Fra DC e Marvel, Vendicatori e Justice League è in facile perdere l'orientamento e si rimane ancora più disorientati quando da neofiti si cerca di conoscere meglio coloro che questi personaggi li hanno creati, quel pantheon di scrittori e disegnatori che oggi, in forma più o meno diretta, stanno contribuendo al successo di tanti blockbuster.

Per tutti voi non c'è niente di meglio che immergersi nella lettura di Supergods di Grant Morrison, edito nel 2013 dall'indomita Bao Publishing. Morrison è uno dei maggiori sceneggiatori di comics contemporanei. Di origini scozzesi, fa parte di quell'ondata di scrittori e disegnatori brittanici che negli anni '80 invasero letteralmente il mondo del fumetto mainstream americano per rinnovarlo dalle radici. Insieme e prima di lui vi fu il lavoro di Alan Moore e Neil Gaiman, creatori di alcune fra le pietre miliari del fumetto degli ultimi 30 anni, come V for Vendetta e Sandman.

Se gli altri due nomi fatto possono suonare in qualche modo familiari anche ai lettori meno avvezzi al fumetto, probabilmente il nome di Grant Morrison non vi dice molto. Vero e proprio demiurgo delle evoluzioni dell'universo DC degli ultimi 10 anni, Morrison ha rinnovato profondamente icone come Superman e Batman, mescolando in modo sapiente un rispetto assoluto per la storia dei personaggi con un approccio postmoderno, acido e pop che è diventato negli anni il suo vero marchio di fabbrica. Il tutto condito con una capacità visionaria, una conoscenza enciclopedica che spazia dalle religioni alla scienza e un pizzico di spregiudicatezza nel marketing.

Supergods è un vero e proprio omaggio all'universo dei supereroi ma è anche molto altro. Viene tracciata, con una scrittura appassionante a mai nozionistica, la storia e la genesi del mondo supereroistico, con il susseguirsi delle diverse Age ovvero Golden, Silver e Dark, che per gli appassionati sono da mandare a memoria, un po' come i nomi che identificano le diverse ere della preistoria.

Ma non pensate di trovarvi di fronte a un testo semplicemente storico. Nel leggere questo libro, il primo pensiero è andato in realtà a un recente e magnifico film saggio sulla storia del cinema, ovvero The Story of Film di Mark Cousins. Come Cousins anche Morrison parte dalla cronologia per poi aprire le porte del proprio racconto a un elemento fondamentale nel rendere avvincente – in un film come in un libro – ogni forma di condivisione della conoscenza di una materia che è per entrambi prima di tutto una passione quasi totalizzante: al centro ci sono innanzitutto le persone e le loro storie, le vicende di creatori, artisti e scrittori considerati veri e propri visionari, uomini che con il proprio lavoro hanno reso il loro linguaggio di elezione qualcosa di nuovo e unico.

Morrison traccia una storia del fumetto supereroistico raccontando le storie di coloro che lo hanno reso grande. Le saghe e le genesi dei personaggi dialogano costantemente con la vita e (spesso) le tribolazioni dei propri creatori, trasformando quella che potrebbe essere una semplice storia del media in un omaggio ricco d’intelligenza e finezza critica nei confronti dei tanti scrittori che negli anni ne hanno ridefinito contorni ed equilibri, in un processo di riscrittura permanente che è sicuramente uno degli elementi che più affascinano il lato spiccatamente postmoderno di Morrison.

L'ex enfant terrible poi non può esimersi, come ci ha abituato nei suoi fumetti, dal superare la quarta parete e fare di se stesso materia del proprio racconto. Il saggio storico si contamina così con l'autobiografia, diventa un memoir che è l'occasione per una vera e propria autoanalisi, in un crescendo che vede Morrison dapprima ragazzo della working class, con una rapporto travagliato ma fortissimo con il padre, poi adolescente in piena era Thatcher e infine scrittore di successo con una vita più simile a quella di una rockstar – con tanto di lusso ed eccessi.

Sono pagine queste caratterizzate da una scrittura molto intima, che però dialoga in modo intelligente e mai forzato con la dimensione più strettamente saggistica. Ma come dicevamo, non può mancare in Morrison lo spazio per l'ironia caustica e un sanissimo gusto per la polemica. Ciò che l’ha reso una vera e propria figura di culto, al di là dal proprio lavoro, è di certo una personalità assolutamente debordante e megalomane che qui tocca vette di umorismo piuttosto sfiziose.

Pur rimanendo Alan Moore un genio – e ci mancherebbe altro – non si può non ridere a crepapelle di fronte alle pagine che Morrison gli dedica. I due sono da sempre avversari e acerrimi nemici, con una dinamica in stile Beatles vs Stones nella quale Moore considera Morrison semplicemente un tizio furbo che ha fatto un sacco di soldi copiando alla lettera le sue idee, e Morrison vede in Moore uno scrittore ossessionato dal proprio mito.

Il tutto rischierebbe in realtà di limitarsi a essere uno scontro fra due Ego Maniac totali, se di mezzo non ci fosse l'intelligenza di Morrison, che trasforma uno scontro fra bulli in spunto per letture personali, opinabili ma ricchissime di intelligenza, del lavoro di Moore e anche delle proprie creazioni, smontando opere considerate dai più intoccabili, prima fra tutte Watchmen.

Perché se c'è una cosa che Morrison non riesce veramente a sopportare nel lavoro di Moore, e in Watchmen in particolare, è proprio ciò che ha reso così famoso anche nella vulgata più diffusa il lavoro del bardo di Northampton e l'approccio realistico e nichilista di Rorshach e compagni, quell'aria apocalittica da fine del sogno.

Per uno scrittore che crede profondamente che l'universo dei Supereroi esista veramente, per come esiste ogni storia che diventa reale ogni volta che viene rimessa in vita da un lettore, deve esistere anche una forma di rispetto per un universo che è assurdo piegare allo psicologismo del mondo dei comuni mortali. Il titolo del resto non lascia spazio a dubbi. Le Super Divinità con mantello e cappuccio esistono in una realtà parallela alla nostra che è quella nella quale vivono tutte le grandi invenzioni della narrativa. 

Chi vi scrive non è fra coloro che venerano acriticamente il lavoro di Morrison, autore di opere straordinarie come Doom Patrol, All Star Superman, Arkham Asylum, WE3 (tutte edite in Italia da RW - Lion) ma anche di cose meno interessanti scritte talvolta più con furbizia che talento. Ma Supergods appartiene certamente al novero delle sue opere maggiori, uno strano oggetto ibrido caratterizzato da una scrittura fluida e incredibilmente avvincente - ottima la traduzione di Stefano Mozzi - che potrà fungere da oggi quale bussola imprescindibile per quanti di voi sono più o meno estranei al mondo dei Supereroi, così come saprà riservare sorprese e un grande piacere anche ai lettori di fumetto più esperti. Fidatevi.

Una volta terminato il libro non potrete resistere e dovrete correre immediatamente in fumetteria per mettere le mani su tutti i volumi della Saga del Quarto Mondo di Jack Kirby piuttosto che sulla raccolta delle storie dei Vendicatori incentrate sulla Guerra Kree-Skrull.

Il culto delle Super Divinità vi avrà conquistato irrimediabilmente.

Titolo: Supergods. Autore: Grant Morrison .Editore: Bao Publishing. Traduzione di Stefano Mozzi. Formato: Cartonato 15 x 21; pp. 464. Prezzo: € 19