My Favorite Things
Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





Iscriviti alla nostra newsletter

Ping Pong

Ping Pong

Una storia vera (11)

Quando Alvin ha sparato al tosaerba-cavallo-azzoppato per eliminarlo, Lynch ha fatto di lui un altro personaggio e ha introdotto nel film un altro livello. Alvin diventa d'ora in poi anche un'altra persona, tra le diverse persone che è già, e gli tocca anche un altro compito, oltre ai compiti che già deve svolgere. Diventa un cowboy con il fucile in mano e lo Stetson in testa: diventa un americano che viaggia all'indietro e all'incontrario nella storia americana. Si muove da Ovest verso Est: contromano rispetto a quello che avevano fatto i suoi predecessori lungo la frontiera mobile della conquista, partita dalla costa atlantica verso il Pacifico.

L'architettura del film si allarga ancora: in parallelo al tornare indietro di Alvin nella sua esistenza, inizia qui, con la fucilata all'ormai inutile Rehds, il suo viaggio all'indietro e al contrario nella storia americana. Si apre un altro di quei tanti percorsi e livelli che fanno passare il film da un viaggio di superficie a un viaggio in profondità dentro una vita e dentro la storia.

C'è anche un'altra indicazione, piccola e sottotraccia ma non di poco conto, nel momento in cui Alvin, acquistato il tosaerba verde, di marca John Deere, si avvia nuovamente e sempre pian piano, a passo d'uomo, per questa seconda volta che sarà la volta giusta. Alvin e il John Deere sembrano ancora più piccoli quando passano, al minuto 33 e 45 secondi del dvd, tra due file di grandi macchine verdi, tutte John Deere, quasi che Alvin e il tosaerba fossero dei fratelli minori rispetto ai fratelli maggiori delle grandi mietitrebbie e dei grossi trattori.

Alvin è come se venisse investito, lui fratello maggiore di Lyle, di un compito ufficiale, è come se passasse in rassegna le truppe verdi in alta uniforme, come se trattori e mietitrebbie gli rendessero omaggio, gli augurassero buon viaggio. Lynch nell'immagine del piccolo tosaerba guidato da Alvin che passa tra le grandi macchine agricole introduce con cautela, sottovoce, senza nessuna sottolineatura retorica, un'altra delle sue indicazioni che innervano il film: il rapporto tra il piccolo e il grande, tra due fratelli, il maggiore e il minore, che hanno bisogno uno dell'altro.

Ritornerà questa immagine del piccolo e del grande appena prima che Alvin arrivi alla meta, poco prima di giungere alla casa (una catapecchia!) di Lyle (vivo?, morto?). Il tosaerba (in difficoltà!) di Alvin (affranto) incontrerà (in una inquadratura silenziosa) un grande trattore e succederà una cosa sorprendente (ma prima di arrivare lì, prima di arrivare quasi alla fine del film, c'è ancora tanta di quella strada da fare e tanta di quella gente da incontrare).

Alvin ha imparato qualcosa dal suo precedente tentativo fallito: ha imparato a calcarsi il cappello sulla testa quando sente avvicinarsi un bestione di camion (eccolo, subito, un altro esempio del rapporto grosso e veloce vs piccolo e lento). È molto soddisfatto, con la faccia di chi ride sotto i baffi, quando il camion l'ha sorpassato furiosamente e lui il cappello ce l'ha ancora ben saldo in testa.

Poi passa davanti a Grotto, con quelle pacchiane ricostruzioni della passione e del Calvario. Poi si avvia lungo le strade che vanno fino all'orizzonte. Poi la sera si ferma e con il grabber, che serve proprio per afferrare oggetti, tira su della legna per farsi un fuoco mentre il sole tramonta. Se ne sta seduto con il cappello in testa, il sigaro in mano e in bocca, smuove la legna perché prenda bene la fiamma, si guarda in giro seduto vicino al tosaerba verde e al rimorchio che è il suo covered wagon, il carro coperto dei pionieri. Lynch gli regala un'inquadratura bella larga, lui il fuoco il tosaerba il rimorchio il prato una fila di alberi e il cielo. Alvin prende possesso del mondo, di due mondi, quello suo di adesso e quello dei pionieri di una volta. Si fa un fuoco. “Farsi un fuoco” è un bel racconto di Jack London.

Al mattino, Alvin riparte. C'è una ragazza al bordo della strada, zaino sulle spalle. Alvin le passa accanto, la saluta con la mano, lei non fa una piega, è scocciata che lui non la prenda su. La sera, Alvin è seduto accanto al suo fuoco e la ragazza ricompare, nessuno si è fermato a darle un passaggio. È il primo incontro, di molti, che Alvin fa nel suo viaggio.