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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Ping Pong

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Una storia vera (13)

13.

Questo viaggio sul tosaerba serve a molte cose. Una è che Alvin a ogni persona che incontra può raccontare qualcosa della sua vita: e così ricostruirla e ripercorrerla, metterla in parole e in racconto. Cioè farla sua (e nostra). Un'altra cosa a cui serve il viaggio è che Alvin capisce che può essere utile a ogni persona che incontra, può dare un consiglio (non proprio a tutti darà un consiglio: alla donna che investe i cervi non dice niente, cosa vuoi consigliarle?). Incontro dopo incontro, Alvin riporta a galla il suo passato e anche chi incontra, come questa ragazza, può parlare con lui di un suo segreto. È più facile confessarsi a uno sconosciuto, certe cose si dicono a chi non si incontrerà mai più.

Alvin riparte, passo lento, granturco, strade dritte. E un temporale. Cielo scuro, nuvole basse, borbottio di tuoni. Una storia vera è anche un film meteorologico sul tempo che fa. Alvin cerca un riparo, si infila in una costruzione in legno, a lato della strada, e sembra che l'apertura sia uno schermo su cui osservare il temporale sui campi. Fermarsi a guardare il mondo, lo spettacolo dell'acqua che scende a scrosci. Sigaro, braccia in conserta, Alvin se la gode.

Riparte con il sole al tramonto, accompagnato dal tenero motivo che abbiamo già sentito. Al mattino, sorpresa: lo sorpassano un ciclista, un altro, un gruppone di ciclisti. Alvin scende dal tosaerba, sorride, un ciclista ha un elmo con due corna da vichingo, gente simpatica, corre così per correre. Lynch inquadra prima all'altezza di Alvin, poi dall'alto dei cieli la lunga fila di pedalatori. Sembra non sia un incontro, questo; invece, una dissolvenza ci porta al campo dei ciclisti, la sera.

È il secondo incontro che fa, breve, poche frasi, non sembra che Alvin tiri fuori niente della sua vita passata. Non è così. Anche stavolta Alvin sa di parlare della sua esistenza: lo sa lui, noi e i ciclisti non lo capiamo.

I ciclisti hanno già piantato le tende, lo accolgono con applausi, lui si toglie il cappello, fa un inchino. Si siede con dei ragazzoni. Uno di loro saluta con simpatia una ragazza che passa. Alvin commenta: «Non si pensa alla vecchiaia quando si è giovani. Non si deve». Alvin, vicino al fuoco, si fa serio. Il ragazzo gli chiede se nella vecchiaia ci sia qualcosa di buono. Per Alvin non c'è niente di buono nell'essere cieco e storpio, «ma alla mia età ho visto quasi tutto quello che la vita può dare». Poi una citazione evangelica: «So come separare il grano dal loglio per far scivolare via quello che non serve». Il ragazzo annuisce. Un altro ragazzo con un pallone da football chiede ad Alvin «qual è la parte peggiore nell'essere vecchio». Attenzione alla risposta di Alvin, sicura, dritta: «The worst part of bein' old is remembering when you was young». La cosa peggiore di essere vecchio è ricordarsi di quando si era giovani.

Stacco. Pioggia. Alvin viene accerchiato a sinistra e a destra da giganteschi camion. Sembra preoccupato. Dissolvenze. Cielo limpido, un'auto supera Alvin. Clacson, frenata, botto. Alvin si avvicina alla macchina. Sotto il muso malridotto c'è un cervo morto. Alvin chiede se può essere d'aiuto. E comincia l'episodio, molto istruttivo, della signora che investe i cervi, in quantità notevoli.

Passetto indietro, fino ad Alvin e alla sua risposta su quale sia la cosa peggiore dell'essere vecchio: perché è un'altra di quelle frasi che vanno al di là del loro senso di superficie. Quando Alvin dice che la cosa peggiore della vecchiaia è ricordarsi di quando si era giovani, noi pensiamo che voglia dire che ogni vecchio ricorda con nostalgia la sua giovinezza, come si era in forma, veloci e scattanti come i ciclisti e quel giovane col pallone da football. Non è così che la frase va intesa. Va intesa proprio all'opposto. Quando Alvin pensa alla sua gioventù, gli vengono in mente solo ricordi dolorosi. Tanti. Uno in particolare. Che scopriremo quando Alvin incontrerà un altro vecchio che, come lui, è stato soldato in guerra. È a lui che Alvin racconterà un episodio che per tutta la vita, dalla giovinezza di soldato fino a questa sua vecchiaia, gli è pesato nella memoria e sul cuore.

Lynch costruisce, passaggio dopo passaggio, incontro dopo incontro, l'architettura e il respiro del film. Questa frase di Alvin bisognerà averla ben presente quando lui e l'altro vecchio saranno al bancone del bar e ricorderanno le loro guerre. Ma adesso c'è la signora ammazzacervi.

(Leggete qui i capitoli precedenti)