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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Ping Pong

Ping Pong

Una storia vera (16)

Capitolo 16

Dopo il fuocherello acceso al minuto 57 (l'ennesimo bivacco da cowboy), arriva l'incendio del minuto 58.

Tra i due - per legarli e contrapporli, mentre si prepara l'effetto sorpresa - ci sono un lento carrello sui campi, un lentissimo camera-car (tagaliaerba-car), un poetico volo a planare sui boschi… Ma in dissolvenza incrociata, ecco le fiamme che riempiono l'inquadratura e devastano una casa. Allarme, pericolo, paura.

Uno stacco in campo lungo (anzi lunghissimo) ci rivela che  l'incendio è uno spettacolo: cinque spettatori comodamente seduti contemplano le fiamme dall'altra parte della strada, placidamente domate da un gruppo di pompieri. L'incendio che divampava in primo piano torna ad essere un piccolo, lontano, pacifico "bivacco".

L'inquadratura è formidabile, così come lo scarto emotivo provocato nello spettatore, la tensione che si sgonfia e si dilata nel tempo e nello spazio come una rivelazione. E qui ognuno può scegliersi il senso che più gli piace. Il gioco-dialogo di Lynch col suo stesso cinema (ne abbiamo già parlato). Il discorso sulla realtà che è come la vedi ma che ha una sua evidenza che ci supera. La memoria del fuoco che ha distrutto la famiglia di Rosie.

Un campo e controcampo ci avvicinano ai cinque spettatori dotati di cannocchiale (e birre e ironia) e ai pompieri all'opera sulla capanna ("che era veramente brutta").

Al centro dell'inquadratura, però, laggiù in fondo, avanza Alvin, che non si avvede del cartello (noi lo vediamo in primissimo piano): c'è una discesa pericolosa per chi porta un rimorchio pesante. In un gioco di stacchi tra primi piani e soggettive traballanti in camera a mano, ci ritroviamo a precipitare con lui lungo la discesa, il tagliaerba viaggia a tutta velocità, l'asfalto corre veloce. Allarme, pericolo, paura.

I cinque spettatori lo notano. Visto da lì, Alvin è un affare piccolo e lontano in campo lungo (ancora più piccolo dell'incendio). Primissimo piano, strada, motore che va fuori giri, ed ecco l'incendio che torna dentro l'inquadratura, occupandola per intero, tornando ad essere (a sembrare) un pericolo mortale, eccolo addirittura dentro un primo piano in movimento, il tagliaerba è fuori controllo, per la prima volta siamo noi a guidarlo, vediamo il volante e il muso verde del John Deere che sfreccia sulla strada.

Ma dopo uno stacco in campo medio, visto di profilo, arriva la frenata. Alvin è salvo, inquadrato tra la casa in fiamme sulla sinistra e le corna di cervo sulla destra, tra il suo passato che brucia e il suo presente "eroico".

"Signore, è tutto a posto?". "Le è andata bene che non si è ribaltato". Lui lo sa, è spaventato e sudato, ansima, lo ritroviamo debole e indifeso, lui, il nostro eroe incosciente. 

"Le assicuro che non si può trainare un rimorchio di questo genere con un tagliaerba". Come se lui non lo sapesse. Non lo sanno ancora che Alvin è diverso da tutti gli altri. Che lui va controcorrente. I due uomini si stringono la mano. Alvin scende a fatica. Un signore anziano lo osserva con preoccupazione: ma come fa? Ma cosa fa?

Bisogna riparare il tagliaerba, toglierlo dalla strada, e mentre lo fanno la macchina da presa si sposta sui pompieri all'opera. Ecco di cosa stiamo parlando.

Qui potete leggere i primi 15 capitoli della rubrica