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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Ping Pong

Ping Pong

Una storia vera (6)

6.

Alvin deve andare, anche se non sa ancora come. La sua figura scura esce dietro una parete al centro dell'inquadratura, camminando verso la luce (siamo al 16'50"), e la sua uscita è resa ancora più lenta, solenne, dall'ombra che si trascina dietro, sulla parete gialla.

Uno stacco interrompe bruscamente la malinconia struggente di quella sequenza notturna, facendoci piombare dentro una commedia. Esterno giorno. Rose elenca tutti i motivi per cui Alvin non può partire: ci vede poco, non ha la patente, Lyle vive troppo lontano (317 miglia) e c'è quel problema alle anche, ogni volta che Alvin si alza fa "ooooh, uuuuh, aaah". Lui sorride. Mentre parlano, Rose e Alvin lavorano in giardino, separati in due diverse inquadrature (lei ancora non si rende conto che sta lavorando per la sua folle avventura). 

La figlia va avanti e indietro, proseguendo il suo monologo molto sensato, elencando tutto ciò che il "mondo" può pensare di un'impresa del genere. Lo sa che Alvin non la ascolterà, che lui se ne frega del buonsenso (lui è il nostro eroe!), ma ci prova lo stesso: "Hai 73 anni, sei nato quando Calvin Coolidge era Presidente degli Stati Uniti". Eh sì, in effetti è proprio vecchio, chi diavolo si ricorda di Coolidge?

La risposta di Alvin, allegra e ovvia (di quell'ovvietà concreta, quella realtà evidente, di cui è fatto il film), non ammette repliche: "Rose cara non sono ancora morto". Che è un po' come dire: sì, certo, potrei starmene qui a sopravvivere tranquillo, nascondendomi dalla vita, ma io voglio vivere davvero, voglio completare il mio viaggio. Lo stacco sul totale li rimette insieme dentro la stessa inquadratura, rivelando il misterioso contesto: "Che cosa stiamo costruendo papà"?. 

Stacco sui viveri. "Facciamo una festa?". Rose e la cassiera del supermercato non si capiscono. Salsicce e paté  di fegato in realtà servono al viaggio di papà, che ormai è una certezza. Partirà per il Wisconsin ("Lì sì che sanno fare le feste!").  Ed eccolo, Alvin, dopo un altro stacco netto, mentre lavora alla sua impresa. Evidentemente ha deciso in che modo andrà da suo fratello. Lavora con la fiamma ossidrica, e la macchina da presa, spostandosi appena, ci mostra anche un ruota rossa, che poi vedremo girare per tutto il film.

Mancano solo gli ultimi acquisti, anche questi da fare con i modi e i tempi di una commedia country. A partire dal totale di un negozio, con i quattro amici di Alvin distribuiti dentro l'inquadratura, che lo guardano perplessi.  "Senti Alvin, io non so dove vuoi arrivare, hai riempito tre taniche da 20 litri. 60 litri di gasolio!". Evidentemente vuole andare lontano.

(leggete qui le puntate precedenti)