Tempi contati

Tempi contati

Tempi contati - Cinema sommerso in VHS

 

 

Escludendo un film diretto per la televisione (Death in Small Doses, 1995), il contributo di Sondra Locke al theatrical è di soli tre titoli in dieci anni, tutti e tre scarsamente reperibili: Ratboy (1986), Doppia identità (1990), Fine della corsa (1997). Allo scoccare del nuovo millennio – col passaggio di testimone ai nuovi media – si sono dispersi nel mare magnum analogico senza vedersi riconosciuta l’astrazione digitale, se non, appena nei recentissimi anni, col tramite sicuro del made on demand su supporto digitale (e per il solo mercato statunitense).

 

La generazione che anticipa di un decennio quella dei millennials ha probabilmente vissuto solo una leggera brezza della querelle analogico-digitale, trovandosi da un giorno all’altro incoscientemente riformato digitalmente.

 

Eppure vedere oggi necessariamente su cassetta questi tre film dà l’impressione di ciclicità, oltre che di sommersione: di un cinema di consumo immediato, come di urgenza, a cui è generalmente preclusa una visione aldilà del proprio presente, sufficientemente impersonale (nella regia, nella scrittura, nei significati) da rifuggire l’imperitura memoria, quando il tempo si deposita, persino da prodotto di scult. È un rischio anche del nostro oggi, quello dell’OTT e dell’illusione della reperibilità legale o illegale di ogni tipo di contenuto, dell’ipertrofia di prodotto presto dimenticato per la ricorsa a chi sforna più novità fieramente marchiate: del presente, insomma, che si fa futuro nel contenente, nelle dinamiche di visione continuamente messe in discussione (un titolo visto su VCR ha l’aria del pensiero slow food contro l’ingordigia junk, ma anche questa può essere un’illusione), ma raramente nel contenuto, oggi più specificamente profilato quanto più volatile. Un continuo consumo cannibalistico che crea enormi sedimenti sui quali è difficile rimanere in superficie. È sempre la stessa storia che si ripete?

 

Fra i film della Locke l’unica sopravvivenza anemica è quella di Ratboy, produzione dell’amante Eastwood con il potere di spesa della sua Malpaso. Col patetismo spiccio di certo cinema recente il cattivo gusto affettato di Ratboy potrebbe fare tendenza: ce n’è a iosa, del resto, nella storia dell’uomo-topolino strappato a una vita ai margini della civiltà per essere esposto alle luci di una orribile ribalta, e che finisce per amare platonicamente la donna (la Locke) in realtà intenzionata a sfruttarlo per cinque minuti di (vana)gloria, pentendosi alla fine del proprio arrivismo. È quasi troppo (e troppo facile) anche per gli anni ’80, e fra qualche citazione (una da King Kong) e stoccate ottimistiche sulla diversità come difficoltà quotidiana e valore affermativo, la favola invecchia malissimo, ma potrebbe tornare ad avere lustro proprio per la facilità di consumo sentimentale. Il VHS che quegli anni ci lasciano ha l’aspetto dimesso del cinema che si vuol far passare come autoriale senza troppo crederci, da completisti che si sparano una videocassetta dopo l’altra nella luce blu dell’AV1: lingua originale con sottotitoli impattanti che interpretano con parzialità il parlato, nessun trailer in apertura né sviolinate marchettare della produzione, una qualità video bassa anche per una visione odierna e consunta che fa somigliare la copia del VHS a un bootleg da mercatino del malaffare.

 

 

Il thriller che viene dopo, Doppia identità (Impulse) di primo acchito condivide poco del patinato marciume da crime story del decennio appena concluso: nella prima parte è gretto e cenerino (è fotografato da Dean Semler, che probabilmente fa ben più della Locke dietro alla mdp), il che restituisce cupezza anche alle narrate vicende di un’agente della buoncostume sotto copertura (Theresa Russell) dalla vita che corre sul filo, sregolata (È facile perdere il controllo, dice il sottotitolo italiano) sia professionalmente sia sotto le coperte. Tutto è ben congegnato perché si subodori del sordido (si aggiunga: corruzione della polizia, metodi non convenzionali, indagini ai limiti della legalità), ma quando si fanno più marcati i risvolti pruriginosi, e l’intenzione è complicare anziché sbrogliare, l’impalcatura comincia a cedere fra colpi di scena deliziosamente inattendibili e un finale così blando da cogliere di sorpresa. Eppure resta qualcosa, forse proprio grazie alla fotografia generosamente low key: un peso, come qualcosa cui non si può dare rimedio, la sensazione di un destino che si traccia col proprio (inesorabilmente sbagliato) seminato, dal quale è difficile un riscatto. C’è il lieto fine, ma sembrano tutti dannati: è tanto, per un thriller hollywoodiano del 1990 fra i tanti, ancora oggi in potenza una buona proposta per i palinsesti notturni. Del VHS non si mandi avanti in 2x lo showreel dei titoli in cassetta Warner: e non per una questione nostalgica, ma come assaggio di “strategie” di vendita.

 

 

Più recente e più negletto, Fine della corsa (Trading Favors), nomen omen per la carriera registica della Locke, è un thriller on the road nell’America provinciale, ma anche una storia di formazione a tutto tondo per una ladruncola ribelle (Rosanna Arquette) di cui si intuisce l’animo gentile sotto la scorza dura, e soprattutto per un ragazzotto (Devon Gummersall) un po’ infantile che, alla fine, diventa un uomo maturo (o almeno pare): un cocktail di criminalità e sesso – con l’ovvia nascita di una intesa che culmina poi in un delitto e in un finale che spinge al patetismo – che non restituisce l’aria torbida che dovrebbe, anzi procede chilometro per chilometro con disinteresse, con una regia che sta ai margini, ed è sfiancato da un umorismo che, se non si vuol dire involontario, è certamente curioso (vale la visione per la madre di lui, ossessionata dal Natale tanto da addobbare la casa a fine agosto). Alla Locke basta poco, insomma, per imbroccare il crinale della discesa: un road movie con un trito di action, thriller e sentimental drama vorrebbe forse rievocare Qualcosa di travolgente, ma non ha niente di travolgente.

 

 

*Edizioni di riferimento: Ratboy, 1986, distribuito da Warner Home Video, ISBN 8010001170321; Doppia identità, 1990, distribuito da Warner Home Video, ISBN 8010001188722; Fine della corsa, 1997, distribuito da BMG Video, ISBN 0743215492832.