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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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(dis)Sequenze

(dis)Sequenze

(dis)Sequenze#3 - Tutto nei primi quaranta secondi

 

C'è un unico attimo di dubbio, subito dopo i titoli di testa di Il figlio di Saul. L'inquadratura è fissa su una vegetazione indistinta. Si notano un paio di alberi sulla sinistra, cespugli e piante sullo sfondo di un prato, al centro. Tutto è fuori fuoco e l'incertezza che sia un errore della cabina di proiezione sfiora per un impercettibile momento.



Poi, dopo quasi una ventina di secondi, s'intravede dallo sfondo una sagoma che a grandi passi si avvicina all'obiettivo.



Nessuna correzione delle lenti, la sagoma rimane fuori fuoco e pare una presenza tra le altre, così come quelle, alla base dei due alberi sulla sinistra, che improvvisamente hanno preso a muoversi, intente, probabilmente, a scavare una fossa. La sagoma giunge davanti allo schermo e solo allora il suo volto in primo piano ottiene il nitore dell'evidenza (foto 3).



Un altro uomo giunge dal fuoricampo di sinistra, entra nello spazio esiguo di un quadro che improvvisamente è diventato opprimente e gli ordina "Andiamo!" (foto 4).



La sagoma si mette in moto, la macchina da presa alle sue spalle, di fatto, non lo abbandona più, seguendolo e tenendolo sempre perfettamente a fuoco dopo il breve vuoto iniziale. Il volto in primo piano, poco prima sagoma proveniente dallo sfondo sfocato, è Saul, il fulcro di un universo eliocentrico in cui tutti i vari elementi sono pure occorrenze contingenti nel flusso unico e indeclinabile del protagonista.

Nemes, prima di rendere il significato di concentrazionario ancora più vincolante e claustrofobico - e forse definitivo - agisce metanarrativamente, sottraendo per più di un'ora e mezza dall'essenza del tempo e della Storia la sostanza ectoplasmatica di un uomo già morto. Facendone materializzare la forma tra le nebbie dell'oblio di altre storie simili e tutte parimenti tragiche, assegnandogli la dignità narrativa di exemplum tra gli altri sei milioni di storie raccontabili e mettendolo drammaticamente in moto rispetto a un'azione che è soltanto il rigurgito illusorio di un'ultima parvenza possibile di dignità.

Tutto nei primi quaranta secondi del film.