Concorso

Red Rocket di Sean Baker

Il cinema di Sean Baker ha sempre ruotato attorno al sogno americano e al suo fallimento. Dopo aver esplorato degli inediti bassifondi hollywoodiani con Tangerine e catturato il controcampo disperato di Disneyland con Florida Project, qui, con Red Rocket, si cimenta con l’ennesima variazione sul tema provando a realizzare una sorta di reboot dell’American Dream. La presidenza Trump, secondo Baker e il suo ultimo film, non ha distrutto completamente il sistema di valori tanto caro alla nazione a stelle e strisce, quanto piuttosto ne ha spostato gli equilibri e alterato i riferimenti. Ecco quindi che i luoghi adatti a coltivare i sogni non sono la mecca del cinema, i castelli incantati dei parchi a tema o più in generale le grandi città, ma le periferie più profondamente e convintamente trumpiane. Così come il traguardo da raggiungere non è più quello di diventare una stella del cinema o una rockstar che riempie gli stadi o i palazzetti, quanto guadagnarsi da vivere con qualcosa di ben più bizzarro.

Red Rocket racconta infatti la storia di un attore e produttore pornografico che, tornato in Texas dopo aver cercato fortuna a Los Angeles, rimane folgorato da una ragazzina e si convince di poter sfondare assieme a lei nel mondo a luci rosse. In questo senso Sean Baker sembra voler ricalcare la struttura narrativa di A Star Is Born, adattandola però a quello che è, secondo la sua visione, il nuovo orizzonte del sogno americano. Non c’è più quindi un attore in declino che porta alla luce della ribalta una ragazza in cerca di fortuna, ma c’è un opportunista egoista che individua una potenziale fonte di guadagno personale e le prova tutte per estrapolarla dal proprio contesto sociale altolocato. Un sogno al ribasso per raggiungere una gloria che, come più volte ripete la ragazza nel corso del film, potrebbe rivelarsi più problematica che redditizia.

Eppure, nonostante le premesse, in Red Rocket questo cambio di prospettiva, questo potenziale inabissamento dei valori non viene mai dipinto con accezione negativa, anzi. Sean Baker sembra essere interessato a raccontare una presa di coscienza più che un fallimento. E quindi anche un’industria come quella del porno, spesso usata con termini denigratori nell’immaginario collettivo, diventa un obiettivo concreto per essere felici. 

Anzi, in un certo senso diventa proprio l’obiettivo da dover centrare. E quindi anche dal punto di vista narrativo ogni occasione buona per far fallire il protagonista viene risolto dal destino in maniera quasi surreale. Baker vuole che, come nella tradizione migliore dell’American Dream, tutto vada al proprio posto e il sogno si realizzi. Così anche il prototipo di A Star Is Born viene in un certo superato e migliorato: non ci sono più conflitti, risvolti drammatici o epiloghi tragici. Il sogno americano è lì, sempre a portata. Semplicemente è diverso rispetto a come ce lo ricordavamo. Bisogna solo farsene una ragione e iniziare a sognare diversamente.