Ameen Nayfeh

200 metri

film review top image

Da una parte la terra in cui si è nati, dall'altra un paese straniero e percepito come ostile. Da una parte le proprie radici, portate avanti con orgoglio, dall'altra i nuovi germogli, le propaggini di un futuro che avanza per forza di cose. Da una parte l'ideologia testarda di chi non accetta compromessi, dall'altra gli affetti, la tenerezza, l'amore. Esattamente a metà, c'è un muro. Non è una metafora: il muro che separa Mustafa dalla sua famiglia è concreto e tangibile, esiste davvero: è la barriera di separazione israeliana, quel lungo tracciato di cemento e reticolato che divide Israele e i territori palestinesi in Cisgiordania. Una separazione imposta dall'alto che spacca in due la vita di tante persone, come quella del protagonista, appunto: la moglie, Salwa, e i suoi tre figli vivono al di là di quella barriera. Tra di loro, appena duecento metri.

La distanza fisica, prima ancora che simbolica, è proprio quella che dà titolo al film di Ameen Nayfeh. 200 metri, presentato alle Giornate degli autori di Venezia del 2020, dove ha vinto il premio del pubblico, è il primo lungometraggio del regista palestinese. La storia che Nayfeh decide di raccontare è ambientata a Tulkarem, luogo in cui lui stesso è nato, nonché punto nevralgico della barriera: la città è attraversata da un muro di separazione che ne determina, quasi interamente, l'isolamento. Così Mustafa è costretto, ogni giorno, a passare da un checkpoint all'altro per lavorare e vedere i propri figli. Potrebbe ottenere il visto di lavoro israeliano, ma non lo fa: vuole continuare a vivere nella sua terra.

La macchina da presa non rinuncia a mettere in mostra la causa di questa separazione forzata: le immagini del muro, in modo piuttosto significativo, aprono il film, e si ripetono lungo tutto l'arco della narrazione. In un primo momento, il muro è un ostacolo da valicare di fronte agli occhi di chi guarda. Un impedimento statico e insormontabile che intralcia semplicemente la routine quotidiana. Poi, quando una situazione di emergenza costringe Mustafa a doverlo oltrepassare illegalmente, il muro diventa una meta da raggiungere nel più breve tempo possibile, a costo della vita, e la regia percorre i binari del genere on the road. A bordo di un furgoncino guidato da un contrabbandiere, il viaggio per arrivare al di là della barriera si scopre essere un destino comune a tanti, non più soltanto suo, e il film assume una dimensione corale. C'è chi lo fa per lavoro, chi sta andando al matrimonio di un parente, chi vuole documentare ciò che accade in quelle zone di confine. Ognuno cerca di difendere i propri interessi e ognuno ha qualcosa da nascondere.

È un percorso lungo e pericoloso: la strada è disseminata di soldati e a ogni posto di blocco si rischia di essere scoperti, mentre il tempo stringe. Come se non bastasse, tra momenti d'azione e colpi di scena, il conflitto tra israeliani e palestinesi si insinua nei passeggeri, mettendo ancor di più a repentaglio la buona riuscita del viaggio. La distanza che separava il padre di famiglia dai propri cari si dilata a dismisura: non sono più duecento metri ormai, ma molti di più. E nel tentativo di arrivare si può persino incontrare la morte. La morale è evidente: le barriere sono inutili e nocive. Quelle fisiche, certo, ma forse, ancor di più e ancor prima, quelle ideologiche.

Tutte le sere, prima di dormire, Mustafa esce sul terrazzo di casa sua, a Tulkarem, nel West Bank, la “sponda occidentale” del fiume Giordano. Si rivolge al muro e guarda oltre, verso l'edificio in cui abitano la moglie e i figli. Prende il telefono e li chiama. Poi, prima di dargli la buonanotte, conta fino a tre e li saluta con un segnale luminoso concordato tra di loro. La luce che si accende in risposta, nella finestra di fronte, sembra annullare almeno momentaneamente ogni distanza,, valicare ogni muro. Come a voler dire: sono qui, siamo qui, qui con voi, anche se siamo dall'altra parte.


 

200 metri
Palestina, Giordania, Qatar, Italia, Svezia , 2020, 96'
Titolo originale:
200 meters
Regia:
Ameen Nayfeh
Sceneggiatura:
Ameen Nayfeh
Fotografia:
Elin Kirschfink
Montaggio:
Kamal El Mallakh
Musica:
Faraj Suleiman
Cast:
Ali Suliman, Anna Unterberger, Motaz Malhees, Mahmoud Abu Eita, Lana Zreik, Nabil Al Raee, Ghassan Ashkar.
Produzione:
Odeh Films, MeMo Films, Adler Entertainment, Metafora Production, Film i Skåne, Way Feature Films
Distribuzione:
I Wonder Pictures

Mustafa e sua moglie Salwa vivono in Palestina, in due paesi distanti solo duecento metri, ma divisi dalla barriera di separazione israeliana. Alla sera, quando tutto diventa buio, Mustafa accende una luce sul suo balcone per augurare la buonanotte alla moglie e ai figli che sono dall’altra parte e che, a loro volta, rispondono con un segnale. Quando però uno dei suoi figli è vittima di un incidente, all’uomo non resta che precipitarsi al checkpoint dove gli viene negato l’accesso, senza margine di trattativa. Disperato, chiede aiuto a un contrabbandiere per oltrepassare il muro: i duecento metri si trasformano in un’odissea di duecento chilometri, alla quale si uniscono altri viaggiatori determinati a superare e sconfiggere quella barriera.

poster