Anthony Russo, Joe Russo

Cherry – Innocenza perduta

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Abituati a prove muscolari, così com’è nell’indole dei film su Capitan America e del dittico Infinity War ed Endgame degli Avengers, i fratelli Russo eccedono anche questa volta. Prendono la complessa vicenda personale di Nico Walker, raccontata in un romanzo autobiografico pubblicato nel 2018, e ne fanno un film che pur avendo la possibilità di essere ricco di spunti e di eventualità si tramuta in un racconto affastellato, squilibrato, pieno di bulimica velleità non soddisfatta.

La storia di Walker era ghiotta perché permetteva di confrontarsi con una serie di situazioni dense e diversificate, in grado di attraversare modalità narrative differenti. Storia d’amore, guerra con tanto di consueta fase di addestramento, stress post-traumatico al ritorno, caduta nella spirale della tossicodipendenza, vita da rapinatore per ripagare un debito di droga, carcere: assolutamente larger than life pur essendo real life.

Però consegnare tale risorsa nelle mani di Anthony e Joe Russo, spalleggiati dall’adattamento di una terza sorella Russo, Angela, e di Jessica Goldberg, è sicuramente un’arma a doppio taglio. Perché l’abbondanza diventa ipertrofia, senza che a questa superfetazione corrisponda un adeguato sviluppo narrativo, se non nella vuota ricerca dello stile.

Nella traduzione in immagini della biografia di Walker, infatti, Cherry illustra un ampio percorso che vorrebbe essere di crisi, formazione e consapevolezza, se non fosse contemporaneamente così troppo spesso abbozzato e incapace di creare una vera empatia con il protagonista interpretato da Tom Holland. Il problema di questa distanza ― che è un difetto nel momento in cui diventa indifferenza alle sorti dei personaggi ― è proprio lo stile adottato, che pretende di essere versatile in funzione delle molteplici forme che assume il film, diviso in cinque parti e un epilogo: di volta in volta romance, war movie, racconto sui reduci, drug film, hold up movie, con una spruzzata finale di cinema carcerario. Inevitabilmente, dopo quattro lavori di seguito, l’imprinting è quello del MCU, per cui, malgrado i due fratelli si sforzino di rendere peculiare ogni singola parte, ciò che risulta davvero specifico sono i segmenti dell’addestramento e della detenzione.

Il primo, in cui il modello dichiarato è l’ovvio Full Metal Jacket, innervato dalla ridondante voce over del protagonista, che riprendendo l’io narrante del romanzo ribadisce costantemente ciò che le immagini già mostrano, si contraddistingue per i cromatismi chiari, per un arbitrario mutamento del quadro in un insolito formato 1,50: 1 che solleciterà i miei interrogativi ancora per un po’ e per un deformante uso del grandangolo, il quale, unito a riprese all’altezza della cintola, contribuisce al disorientamento del personaggio e del pubblico, pur in assenza della sala.

Il secondo, invece, è emblematico del modo di lavorare dei Russos: l’idea è ottima, “muovere” la macchina da presa in un’ideale carrellata che si sposti attraverso il tempo di detenzione. Solo che si eccede, come al solito, e la sequenza si gonfia fino a quattro minuti, assumendo quella nuance oppressivamente melodrammatica che caratterizza gran parte del film, durante l’intera durata del quale si abusa di insistite riprese al ralenti commentate dalle arie di Puccini e Verdi.

Cherry è tutto così: schizofrenico. Saetta tra gli estremi senza mai trovare un punto di equilibrio accettabile: da un lato, riassume interi aspetti della vicenda in modo (spesso troppo) scattante, introducendo ma quasi mai sviluppando (perché Emily, la moglie del protagonista, raccontando del suo passato compare con un occhio nero? Perché si accusa apertamente il sergente North di essere un assassino nonostante le immagini si “limitino” a un flash con un’auto appartata al cui interno una donna urla la sua resistenza a un’aggressione sessuale?). Dall’altro lato, esonda senza preoccuparsene più di tanto. I già citati ralenti mélo, i long take infiniti, l’onnipotenza dei continui piani dall’alto, le inquadrature alterate che aspirano ad affondare lo spettatore nella dipendenza del protagonista, le evidenti correzioni di colore sono il corredo su cui Cherry fonda la sua estetica, trattando la vicenda di Nico Walker come se fosse un film d’azione digitalizzato, al punto che più volte si ha l’impressione che Tom Holland possa smettere da un momento all’altro gli sciatti panni del dropout per indossare la tutina rossoblu e innalzarsi con uno spruzzo di ragnatela.

Ed è un peccato, perché, malgrado il post-postmoderno abbia reso inutile un tale rilievo, lo stile fagocita gli spunti di critica sociale presenti nel libro, che pure avrebbero avuto carica dirompente, se fossero stati opportunamente sviluppati. E invece l’insensatezza della guerra, la beffarda fatalità della sorte dei soldati, il trauma dei reduci, su cui il cinema americano vanta almeno due grandi filoni, si trasformano in pennellate visivamente coinvolgenti ma mai davvero capaci di sollevare una riflessione adeguata. Anche il problema della dipendenza, nelle mani dei Russo Bros., si tramuta in una serie di comportamenti stereotipati, visti decine di volte, che restano molto lontani dallo spessore problematico dei risultati più riusciti, in grado di tratteggiare i contorni dell’incubo (come Drugstore Cowboy e Requiem for a Dream, solo per citare i primi che vengono in mente). Ma se il discorso sulla droga rimane stilizzato e privo di profondità, l’accusa al sistema finanziario americano scade addirittura nel kitsch e nel ridicolo, quando, dopo un primo accenno all’erosione sciacallesca dei conti in rosso, l’accusa si converte in ingenua rimostranza tramite insegne dal significato tutt’altro che velato (Shitty Bank, Bank Fucks America, Credit none), piazzate nelle banche con grossolana evidenza.

Perché Anthony e Joe Russo possiedono una sensibilità del tutto particolare e spesso, quando sono convinti di aver affondato con il fioretto, in realtà hanno abbattuto una parete a colpi di machete. E viceversa.


 

Cherry – Innocenza perduta
Usa, 2021, 142'
Titolo originale:
Cherry
Regia:
Anthony Russo, Joe Russo
Sceneggiatura:
Angela Russo-Otstot, Jessica Goldberg (dal romanzo di Nico Walker)
Fotografia:
Newton Thomas Sigel
Montaggio:
Jeff Groth
Musica:
Henry Jackman
Cast:
Tom Holland, Ciara Bravo, Jack Reynor, Michael Rispoli, Jeff Wahlberg, Michael Gandolfini
Produzione:
The Hideaway Entertainment, AGBO, Kasbah Films
Distribuzione:
Apple TV+

Medico militare, Cherry soffre di PTSD, disturbo post traumatico da stress, e diventa dipendente dagli oppioidi. Per pagare la sua dipendenza inizia a rapinare banche, coinvolgendo nella sua la donna che ama. Un’epica odissea tra storia d’amore, guerra e crimine.

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