Filippo Meneghetti

Due

Nella scena iniziale due bambine giocano a nascondino. La scena non ha alcun valore narrativo in senso stretto, non funge da prologo della storia, ma coincide piuttosto con una messa in scena in funzione analogica della condizione delle due protagoniste, della collocazione nel mondo di due figure perfettamente complementari che cercano un'equilibrio stabile di esistenza. Il titolo del film, Due, fa intendere proprio questo: le due protagoniste come due parti di un tutto inseparabile, allo stesso tempo mancanti di una vera e propria ubicazione, astratte dal proprio ambiente.

Lo spazio della scena di apertura è quello reale del film, il parco della cittadina che a più riprese è contesto e contorno di quanto accade. La ragazzina che si nasconde, vestita di bianco, finisce per svanire nel nulla, mentre l’altra, vestita di scuro, vanamente la cerca, e la cerca ovunque. La bambina vestita di bianco è chiaramente rappresentazione di Madeleine, che prova vergogna nel manifestare la propria identità e il proprio sentire persino alle persone più vicine e più care, che si nasconde dietro un simulacro, l'immagine che la figlia ha di lei - di moglie eternamente devota al proprio marito e madre dedita esclusivamente alla cura della propria famiglia.

La bambina scompare come scompare presto una parte di Madeleine, la sua indipendenza, la dimensione privata e intima della sua vita, così come quell’immagine di sé che portava di fronte agli altri. La bambina vestita di scuro raffigura Nina, che conta i giorni e i mesi e gli anni, determinata a far uscire Madeleine dal suo precario nascondiglio, e successivamente a ritrovarla prendendosene cura - in sogno tentare di trarla in salvo vedendola annegare. L’annegamento del vivido incubo di Nina è una delle forme in cui la claustrofobia soffocante espressa in Due si declina. Una claustrofobia dapprima psicologica, che presto si propaga per Madeleine alla stessa condizione fisica. 

Il film è punteggiato di inquadrature che fissano e cautamente si avvicinano a porte e cancelli, trasponendo nel visivo il tema insistente di un'esistenza in trappola, della necessità di liberarvisi evadendo da una realtà percepita come avversa e incompatibile. Un’esigenza pressante, urgente, espressa nell'ingenuo, quasi infantile desiderio di fuggire insieme a Roma pretendendo di rivivere momenti che appartengono al passato ed eludendo confronti e affronti imprescindibili - con le persone più care, quelle da cui Madeleine sente più forte la minaccia del giudizio.

La trappola psicologica di una persona incapace di mostrarsi realmente spogliandosi dei preconcetti, delle sentenze che sente addosso, diventa fisica nel momento in cui il personaggio da semplice incompreso, prova la realtà di una comunicazione letteralmente impossibilitata, e nulla, nessuna scelta può essergli più concessa. La mancanza di comunicazione viene estesa a livello formale da una prospettiva visiva e sonora estremamente limitata - costretti a guardare dagli spioncini delle porte, dall'alto del balcone, attraverso le finestre, alle volte non ci è nemmeno dato di vedere, come spesso non ci è dato di ascoltare dialoghi che diventano inaudibili al di là di un muro o di una porta. Il film ci concede solo porzioni, punti di vista ben lontani dall'onniscienza e dall'oggettività, una prospettiva tutt'altro che privilegiata.

È il soggettivo che prende il sopravvento. E sebbene la tematica sia di interesse sociale e dalle implicazioni indubbiamente cruciali, non si può parlare di Deux come di un film politico, ma piuttosto di una riflessione fondamentalmente intimistica ed esistenziale. La questione dell'identità passa sì attraverso quella dell’omosessualità (e in particolare dell’omosessualità in età avanzata), ma non si regge esclusivamente su di essa, andando invece più a fondo, cercando l'essenziale. Perseguendo la capacità di accettarsi come persona - diversa, unica e irripetibile - e di accettare il giudizio altrui senza farsi definire da esso, di accettare la propria realtà nel complesso.

C'è qualcosa di latente e inafferrabile nel film. Un progetto, un sogno che non può prescindere da un’accoglienza del proprio essere globale, da un consenso concreto e diffuso - dunque, di fatto, un sogno irrealizzabile. 


 

Due
Francia, Lussemburgo, Belgio, 2019, 95'
Titolo originale:
Deux
Regia:
Filippo Meneghetti
Sceneggiatura:
Malysone Bovorasmy, Filippo Meneghetti
Fotografia:
Aurélien Marra
Montaggio:
Ronan Tronchot, Julia Maby
Musica:
Michele Menini
Cast:
Barbara Sukowa, Martine Chevallier, Léa Drucker, Jérôme Varanfrain, Daniel Trubert, Hervé Sogne, Tara Klassen, Eugénie Anselin, Véronique Fauconnet
Produzione:
Paprika Films, Tarantula, Artémis Productions
Distribuzione:
Teodora Film

Due donne in pensione, Nina e Madeleine, uniche inquiline dell'ultimo piano di un edificio, vivono da anni in gran segreto una storia d'amore. Nessuno sa che si amano, tutti sono convinti che il loro sia un forte legame che ha trasformato due vicine di casa molto sole in grandi amiche. Le porte delle loro abitazioni sono sempre aperte e Nina e Madeleine si muovono in piena libertà da una casa all'altra. Un giorno une vento inaspettato porta Anne, la figlia di Madeleine, a scoprire la verità. Di colpo quel segreto, celato così bene nel corso degli anni, è alla luce del sole e la sua rivelazione mette a dura prova la loro relazione. 




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