Antonio Capuano

Il buco in testa

Sarò più forte di te, correrò più forte della tua vigliaccheria, della tua meschinità, ti lascerò indietro e volerò. 
Peppe Lanzetta

Presentato Fuori Concorso all’ultima edizione del Torino Film Festival, Il buco in testa di Antonio Capuano è un film fatto di giustapposizioni, ellissi e analogie. Se il materiale narrativo è liberamente ispirato alla vita di Antonia Custra (nella finzione Maria Serra interpretata da Teresa Saponangelo), figlia del vicebrigadiere Antonio Custra che venne assassinato nel maggio del 1977 dal militante di Prima Linea Mario Ferrandi, le immagini del regista napoletano non si limitano a raccontare il passato, ma scavano nel presente, osservano le ceneri sociali di una certa stagione politica dipingendone le speranze, i fallimenti e gli effetti collaterali.

È proprio l’attenzione verso l’ontologia dell’attualità il perno attorno il quale ruota l’intero lavoro di Capuano ed è forse in quest’accezione che bisogna interpretare lo sforzo politico e militante del film. Il buco in testa non è una pellicola che vuole ricostruire le dinamiche che portarono all’omicidio Custra, ma è un lavoro che si interroga sui lasciti storici di quei movimenti di protesta e lo fa mettendo in scena la quotidianità di una donna, Maria, dilaniata tra due estremi: da un lato un contesto socio-economico difficile caratterizzato da un precariato costante; dall’altro l’immagine di un padre mai conosciuto la cui ombra fantasmatica emerge di continuo dalle decine di foto appese per casa che lo ritraggono giovane, in uniforme e col sorriso.

È l’assenza, quindi, ad essere al centro dell'opera di Capuano: l’assenza delle istituzioni che non si curano dei quartieri periferici di Napoli, l’assenza di lavoro, di stabilità e di certezze economiche, l’assenza di regole nella scuola in cui insegna (gratuitamente) la protagonista e, per finire, il nomadismo identitario di Maria si nutre proprio dell’assenza di relazioni sicure, di legami famigliari e della presenza paterna.

In contrasto con questo tema, il regista costruisce un film (ed ecco la prima giustapposizione) dominato da una libertà espressiva anarchica e sovrabbondante. Per tutta la durata del lavoro, la regia di Capuano oscilla tra fiction e non-fiction, gioca con la quarta parete abbattendola e ricostruendola poco dopo, alterna sequenze in bianco e nero con altre a colori, i flashback spezzano il racconto senza soluzione di continuità, la mdp si incolla a Maria attraverso soggettive traballanti salvo poi, qualche istante successivo, prenderne le distanze tramite movimenti compositi che rimmergono la protagonista nella diegesi narrativa. Insomma, l’assenza e l’abbandono che soffoca Maria è enfatizzato da una regia sovversiva che si fonda sull’accumulo di registri tra loro differenti.

Il secondo aspetto ossimorico vede tra loro contrapposti l’impossibilità, da parte di Maria, di crearsi una vita stabile e radicata con la molteplicità di stimoli, personaggi e linee narrative che costellano la sua vita. Maria è una donna difficile, schietta, irascibile, arrabbiata col mondo che riconosce le strutture di dominio che la soffocano (il lavoro gratuito a scuola utile soltanto per fare punteggio, il sesso in cambio di denaro, la micro-criminalità giornaliera, i colloqui di lavoro falliti, la miriade di brevi lavoretti pagati in nero) e forse proprio per questo rifiuta tutte le occasioni di umanità che le si presentano. L’insegnante di teatro idealista e irruento, il carabiniere languido e l’amica istrionica sono alcuni dei personaggi che costellano la quotidianità di Maria ma che, puntualmente, ne vengono espulsi.

È proprio questo aspetto, così umano e allo stesso tempo politico, che rende tragica la vicenda della protagonista: il vuoto che sente non è dato solamente dall’ombra del padre assassinato, ma è l’esito di un divenire storico in cui lo Stato si dimentica delle vittime del terrorismo dove il proletariato suburbano è costretto a vivere in un contesto stagnante e privo di futuro. Da questo punto di vista, Il buco in testa è un film che fa della rappresentazione della società una forma di resistenza nella quale la realtà si rispecchia nel cinema, ma in cui il riflesso stesso dello schermo investe a sua volta la società.


 

Il buco in testa
Italia,, 2020, 95'
Titolo originale:
Il buco in testa
Regia:
Antonio Capuano
Sceneggiatura:
Antonio Capuano
Fotografia:
Gianluca Laudadio
Musica:
Massimo Filippini
Cast:
Teresa Saponangelo, Tommaso Ragno, Francesco Di Leva, Vincenzo Modica, Gea Martire, Anita Zagaria, Daria D'Antonio, Bruna Rossi, Alberto Hoiss, Vincenzo Ruggiero, Vincenzo Ruggiero
Produzione:
Eskimo
Distribuzione:
Eskimo, Altri Sguardi

Maria Serra ha un buco in testa: una zona oscura che condiziona tutta la sua vita, ferma al giorno in cui suo padre è stato ucciso. Mario Serra era un vicebrigadiere che il 14 maggio 1977 è rimasto a terra dopo essere stato colpito a morte da Guido Mandelli, attivista di Autonomia Operaia.




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