Jean-François Laguionie, Xavier Picard

Il viaggio del principe

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Il regista francese Jean-François Laguionie, veterano dell’animazione mondiale, all’età di ottant’anni non si accontenta di posare gli attrezzi da lavoro ma firma probabilmente la sua opera più personale e, a tratti, autobiografica. Ambientato nel medesimo universo narrativo di Scimmie come noi, film del 1999 diretto dallo stesso Languionie, Il viaggio del principe racconta dell’amicizia tra un anziano sovrano ormai decaduto e un ragazzo figlio di accademici messi al bando dalla comunità scientifica per le loro idee troppo rivoluzionarie.

Il rapporto tra i due personaggi esalta il valore di un legame generazioniale che agevola il passaggio di consegne di forme di sapere e di valori culturali, in grado di guidare tanto i giovani quanto gli adulti. Non è quindi un caso che oltre allo sguardo di Languionie, ci sia in cabina di regia anche il più “giovane” (sia anagraficamente che professionalmente parlando) Picard. Inoltre, Il viaggio del principe pone al centro della storia personaggi emarginati, messi al bando da una collettività che non li rappresenta (più). Collocando le vicende in un mondo ipotetico abitato da scimmie, è impossibile non notare come l’attenzione dei due autori sia comunque rivolta a una sorta di caricatura della nostra società del tardo Ottocento.

Proprio negli anni in cui l’essere umano si è probabilmente spinto al confine della sua supponenza nei confronti della natura, quando la scienza si è trasformata in una religione e la lotta tra ragione e impulso non ha più avuto molto da offrire data la schiacciante predisposizione della prima, ecco che la parabola di un primate estraneo al mondo conosciuto, segregato, tenuto sotto osservazione e trattato come un alieno sembra ricordare la vocazione indissolubile di Jean-François Laguionie.

Da sempre fedele a un’animazione tradizionale, lontana dal roboante e ossessivo fotorealismo digitale, il regista francese sembra quasi voler denunciare la sua condizione all’interno del mercato contemporaneo. Senza assumere la posizione vittimista di un artista incompreso che rivendica più spazio, semplicemente Il viaggio del principe diventa il suo più potente inno alla creatività che, stando alla sequenza finale del film, sembra essere sinonimo di libertà. Quando l’istinto supera la ragione, in quel momento si concretizza il miracolo.

Lungo la sua carriera, Laguionie ha sempre avuto una fiducia cieca nei confronti delle sue immagini. I fotogrammi dei suoi film diventano un rifugio sicuro nel quale tornare sempre per trovare riparo. I suoi disegni prendono vita (La tela animata) e permettono al pubblico e ai personaggi che li abitano di esplorare mondi immaginifici che altro non sono che una versione fiabesca della quotidianità (Le stagioni di Louise). Questo amore nei confronti di una materia tanto fluida quanto palpabile, è da sempre il cuore pulsante del cinema di Laguionie, un regista, pardòn, un principe venuto da lontano che ora sale in cattedra per raccontare il suo viaggio ai giovani che hanno ancora voglia di ascoltare.

Il viaggio del principe
Francia, 2019, 77'
Titolo originale:
Le voyage du prince
Regia:
Jean-François Laguionie, Xavier Picard
Sceneggiatura:
Jean-François Laguionie, Anik Le Ray
Musica:
Christophe Héral
Produzione:
Blue Spirit Animation, Mélusine Productions, Blue Spirit Studio
Distribuzione:
P.F.A. Films

Un anziano principe naufraga su una spiaggia sconosciuta. Ferito e smarrito, viene ritrovato dal giovane Tom e accolto dai suoi genitori, due accademici che sono stati esiliati dalla comunità scientifica perché hanno osato credere nell'esistenza di altre civiltà. Guidato dal suo nuovo amico Tom, il principe scopre con entusiasmo la società in cui vive il ragazzo, che in realtà è piuttosto seria e rigida. Nel frattempo, i due studiosi sognano di convincere l'Accademia della veridicità della loro tesi precedentemente rifiutata: altre civiltà esistono.

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