Steven Soderbergh

Lasciali parlare

Alice Hughes è una scrittrice di successo. Ha ricevuto un prestigioso premio letterario in Inghilterra – «non lo assegnano neanche tutti gli anni», dice con compiacimento – ma lei, si sa, non vola. È così che la sua nuova agente, maniacale nel voler apparire solerte ed efficiente, le organizza una traversata atlantica a bordo della lussuosissima Queen Mary 2, dove la donna potrà invitare – in cambio di una semplice conferenza – altri tre ospiti. Alice porta con sé il nipote Tyler, la cosa che ha più simile a una famiglia, e due vecchie compagne del college, Susan e Roberta, amiche di una vita da cui si è, negli anni, allontanata. A questo gruppo apparentemente sghembo, gettato in balia delle onde emotive e cullato dagli ambienti eleganti della nave, si aggiungono anche Karen, l’agente di Alice in cerca di informazioni sulla possibilità di un sequel di un suo vecchio successo, You Always/You Never, uno scrittore seriale di best-seller, che attira l’attenzione, per diverse ragioni, delle tre donne, e un misterioso uomo che ogni mattina esce dalla cabina di Alice.

Dopo un rapido inizio che presenta le tre protagoniste e la differente vita che è capitata loro in sorte dopo una partenza in comune – la (s)nobiltà intellettuale di Alice, la placida tenerezza di Susan che si occupa di difesa dei diritti delle detenute e il rancore aggressivo di Roberta finita a vendere biancheria intima e costretta a obbedire a un capo che potrebbe esserle figlia – Lasciali parlare si affida al ritmo della crociera, attraversando giornate sempre uguali e cogliendo i dettagli, le increspature, i tentennamenti. In questo spazio, apparentemente limitato ma sufficientemente grande da permettere ai personaggi di sfiorarsi senza mai incontrarsi realmente, Steven Soderbergh mette in scena una ronde emotiva basata sul non detto, sul rimosso, sulla difficoltà diffusa di affrontare con onestà e coraggio la vita che si vive e che si è, bene o male, vissuta.

Girato praticamente in tempo reale – le riprese sono durate il tempo della crociera – e affidato alla chimica tra le tre protagoniste (Meryl Streep, Dianne Wiest e Candice Bergen), Lasciali parlare è un film dalla messa in scena sicura e brillante, invisibile a tratti nella sua moderna classicità, che svela piano i segreti, le ambizioni e le fragilità di una generazione che ha i piedi nel presente ma lo sguardo rivolto al passato, che si guarda allo specchio covando debolezze, rinfacciando risentimenti, sognando una purezza e una sincerità ormai sepolte sotto le macerie degli anni.

E in questo ballo di rincorse e di appuntamenti mancati, di piccoli sgarbi e confessioni sempre rimandate, la minaccia continua di una manipolazione in nome di un più alto valore (l’arte, l’amore, il successo) è sempre in agguato. Roberta pensa di essere stata manipolata, che la sua vita abbia ispirato il più famoso romanzo di Alice, finendo per distruggerla. Tyler viene manipolato da Karen, che lo usa per estorcere notizie sui progetti letterali della zia. Susan rimpiange i tempi in cui un cielo stellato era quello che sembrava, prima della manipolazione della tecnica che altera la natura sentendosi Dio. Alice, al centro, osserva questa danza sempre più estranea a sé stessa e agli altri, impegnata in una sequela di vasche in piscina, come un pesce in un acquario.

Soderbergh lascia spazio alle sue star, le asseconda anche attraverso l’uso dell’improvvisazione, ma tiene in realtà tutto sotto controllo, sceglie le luci e le ombre di ambienti e personaggi, ci rende partecipi a suo piacimento, mostrando e nascondendo, ipnotizzandoci con i dialoghi e improvvisamente celando le parole sotto un’ammiccante colonna sonora jazzata. Perché Lasciali parlare è un manifesto di libertà creativa che si interroga sulla libertà creativa, che riflette con leggerezza ma senza alibi o facili soluzioni sull’eterna dialettica arte/vita. Racconta di invidia e di successo, di bilanci e di confronti generazionali, di arrendevolezza e di rabbia, di amore e di soldi, di parole e di silenzi. Ognuno sembra desiderare ciò che non ha, recriminare per ciò che non è stato. Un senso di disincanto amarognolo pervade questo piccolo grande film, capace di far emergere e cristallizzare, nel continuo brusio di sottofondo di un viaggio pieno di parole, uno sguardo tenero e impietoso che setaccia l’intimità delle nostre esistenze e la sincerità della sua rappresentazione, che sia un libro, un film, la vita stessa.


 

Lasciali parlare
USA, 2020, 113'
Titolo originale:
Let Them All Talk
Regia:
Steven Soderbergh
Sceneggiatura:
Deborah Eisenberg
Fotografia:
Steven Soderbergh
Montaggio:
Steven Soderbergh
Musica:
Thomas Newman
Cast:
Meryl Streep, Gemma Chan, Dianne Wiest, Christopher Fitzgerald, Candice Bergen, Mary Catherine Garrison, Elna Baker, Lucas Hedges, Samia Finnerty, Fred Hechinger
Produzione:
Extension 765, HBO Films, LS Productions
Distribuzione:
Warner Bros.

La scrittrice Alice Hughes, vincitrice del Premio Pulitzer, è stata invitata in Inghilterra per ritirare un altro prestigioso premio letterario. Ma ha paura di volare: decide così di fare il viaggio in nave, a bordo di un magnifico transatlantico, e di invitare le sue due migliori amiche del college, Roberta e Susan, oltre a farsi accompagnare dal suo amato nipote Tyler, per assisterle durante la crociera. Mentre Alice si impegna a completare il suo tanto atteso manoscritto e mantiene la sua vita personale avvolta nel mistero, le donne intraprendono un viaggio di una settimana pieno di ricordi, risentimenti e battute.




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