Alessandro Aronadio

Orecchie

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«The trouble with the world is that the stupid are cocksure and the intelligent are full of doubt» (il problema del mondo è che gli stupidi sono strasicuri e gli intelligenti sono pieni di dubbi): così recita una delle celebri massime di Bertrand Russell, e questo, con un tono dolce-amaro, mette in scena Orecchie.

Il protagonista del film – magistralmente impersonato da Daniele Parisi, esordiente pressoché sconosciuto – è un supplente di filosofia che sbarca il lunario nella convinzione che cultura, istruzione e pensiero contino più di ogni altra cosa nel mondo e nella crescita dell'individuo (persino più del denaro). Eppure, la verità a cui giungerà sarà diametralmente opposta: guidato, in una corsa attraverso le strade di Roma e in una carrellata di personaggi pittoreschi (ma certo non troppo surreali), dal suo improvviso fastidioso fischio all'orecchio, finirà infatti per partecipare al funerale di se stesso e delle sue illusioni.

«Il fatto che trovassi il mondo stupido, non ti rendeva più intelligente, ma più infelice», dirà al fantomatico amico Luigi, in realtà incarnazione del suo proprio idealismo, in una chiesa priva di sacralità che sembra quasi imballata per un prossimo trasloco (perché nemmeno la religione può valere gran cosa in un mondo “stupido”). Così, all'ormai completamente disilluso professore di filosofia, non resterà che l'accettazione, tutt'altro che spiritosa, della “follia del mondo” e della sua stupidità. Perché dire addio all'intelligenza e al dubbio, vuol dire, per tornare alle parole di Russell, essere sicuri, convinti, capaci di affrontare la vita senza sentirsi scomodi o nel posto sbagliato; vuol dire poter sorridere – davvero, e non con gli angoli della bocca rivolti verso il basso – in un selfie con un buffo cappellino. 

Dietro l'apparente commedia, Alessandro Aronadio, regista e sceneggiatore, costruisce una denuncia del mondo di oggi, tra persone troppo intente a scambiarsi messaggi al cellulare per ascoltare davvero, rivisitatori de Lo straniero di Camus in chiave rap (e che fanno di un omicidio causato dal male di vivere, un semplice colpo di sole), medici buffoni e fumatori, terapie new age, giornalisti asserviti al gossip e alle vendite, e performer (come già in La grande bellezza) così bisognosi di nuovi linguaggi da risultare quasi incomprensibili e ridicoli. A tutto questo, il protagonista senza nome (che forse potremmo chiamare “l'altro Luigi”) si abbandona sempre più, inesorabilmente, smettendo di essere un Don Chisciotte che lotta coi mulini a vento di idee e ideali ormai svaniti, smettendo di chiedersi se sia sbagliato lui o lo siano gli altri. 

E mentre lui stesso ascende – o piuttosto discende – verso questa verità ultima, le gag in cui si imbatte diventano via via sempre meno comiche, meno capaci di far divertire quello spettatore che sta aprendo gli occhi: letteralmente, incoraggiato e accompagnato dal formato della pellicola, che passa da un quadrato (1:1) a un “letterbox” (1.85:1).

Unica pecca del film, forse, l'eccessiva ricercatezza insita nella scelta del bianco e nero, non in linea con lo spirito scanzonato e minimale di questa commedia. 

Orecchie
Italia, 2017, 90'
Titolo originale:
Orecchie
Regia:
Alessandro Aronadio
Sceneggiatura:
Alessandro Aronadio
Fotografia:
Francesco Di Giacomo
Montaggio:
Roberto Di Tanna
Musica:
Santi Pulvirenti
Cast:
Francesca Antonelli, Ivan Franek, Massimo Wertmüller, Milena Vukotic, Niccolò Senni, Pamela Villoresi, Paolo Giovannucci, Paolo Giovannucci, Piera Degli Esposti, Rocco Papaleo, Sonia Gessner
Produzione:
Matrioska
Distribuzione:
102 Distribution

Un fastidioso fischio alle orecchie prelude una giornata trascorsa alla scoperta della follia del mondo.

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