Francesco Lagi

Quasi Natale

Chissà se anche oggi, dopo più di un secolo di riscrittura del nucleo famigliare – decostruito, dissezionato, reinventato ma sempre, in qualche modo, patito, vissuto come un abito di vecchia data che è comodo certo, ma anche liso, tirato sui fianchi, mezzo scucito – se ancora oggi, insomma, Tolstoj scriverebbe che «ogni famiglia infelice è disgraziata a modo suo».

Perché, senza nulla togliere alla fama dell’incipit di Anna Karenina, se così fosse – e se ogni famiglia, quindi, fosse una monade nella sua infelicità, un unicum di sofferenza e rimpianti – un film come Quasi Natale sarebbe una finestra affacciata in un universo sconosciuto, piuttosto che una giostra di ricordi e fantasmi e non detti famigliari che richiamano, ricordano, sentiamo vicini.

Gli ingredienti del racconto, del resto, sono quelli classici di una riunione tra parenti, che con il Natale alle porte vengono convocati da una madre assente, malata e ricoverata in condizioni critiche proprio quando aveva un’ultima cosa importante da dire. Quale sia, effettivamente, quella cosa importante non lo sapremo mai, perché questa storia non è di genitori ma di figli, due fratelli e una sorella, che si ritrovano per attendere notizie e vagano tra i piani e le stanze della vecchia casa di famiglia, che si apre in spazi sempre diversi e nasconde nei suoi anfratti reperti archeologici della memoria: quaderni, telecomandi, polpette surgelate fatte con quella ricetta lì che solo lei, la madre, sapeva.

Ad avviare la macchina del ricordo, oltre il ritrovarsi assieme nella casa, è soprattutto il quarto personaggio del racconto, una ragazza pressoché sconosciuta arrivata lì per coincidenze e giochi di coppia, la figura al tempo stesso più evanescente e affascinante del gruppo, fantasma dickensiano di un modo passato di essere stati famiglia, figli, fratelli. Giovane donna con gli occhi antichi di una madre.

Presentato alla 38° edizione del Torino Film Festival e disponibile da alcuni giorni nel catalogo on demand di Sky, Quasi Natale nasce dall’omonimo spettacolo della compagnia teatrale Teatrodilina, e di quel lavoro mantiene i quattro attori (Anna Bellato, Francesco Colella, Leonardo Maddalena, Silvia D’Amico) e il regista e autore dell’opera, Francesco Lagi, che firma così il suo secondo film di finzione.

La transizione dal teatro al grande schermo avviene fuori dalle maglie industriali di affermate società di produzione, il che fa di Quasi Natale un film totalmente indipendente e libero di dialogare con la sua genesi teatrale senza che questa venga mai negata e riscritta. Racchiuso pressoché sempre dentro le mura domestiche, il film lavora su quegli spazi memoriali creando tanti piccoli nuclei, frammenti di palco che gli attori abitano abilmente con le movenze, i tempi, gli attacchi e l’intensità anzitutto intellegibile delle battute che replicano il lavoro svolto più e più volte in scena.

Il risultato è un ibrido che non va preso come gesto filmico autonomo – altrimenti risulterebbe artefatto e un po’ rigido, e certe movenze e linee di dialogo già così appaiono forzate e troppo scritte – bensì come un testo aperto capace di accogliere lo spettatore nelle sue stanze. Il che avviene, soprattutto, per il potere evocativo e la famigliarità minuta, domestica, delicata del rapporto tra corpi e spazi che derivano per l’appunto dal suo essere teatro portato al cinema. E anche se non tutto funziona, specie per la tipizzazione un po’ rigida della tripartizione fraterna e alcuni istrionismi attoriali, Quasi Natale è comunque un’opera come se ne vorrebbero di più nel cinema italiano, un cimelio di quelli piccoli e mezzi scheggiati dal tempo che odorano di legno antico mentre fuori sale la brina, e l’ambiente, i personaggi, i segreti e le piccole tensioni passivo-aggressive ci richiamano a sistemi d’infelicità conosciuti, che si nutrono agrodolci di sogni e bisogni reiterati nel tempo e che sì, questi davvero, si somigliano un po’ tutti.


 

Quasi Natale
Italia, 2020, 87'
Regia:
Francesco Lagi
Sceneggiatura:
Francesco Lagi
Fotografia:
Edoardo Bolli
Montaggio:
Marco Signoretti
Musica:
Riccardo Amorese
Cast:
Anna Bellato, Francesco Colella, Silvia D’Amico, Leonardo Maddalena
Produzione:
Meproducodasolo, Teatrodilina.

Tre fratelli si ritrovano nella casa della loro infanzia. C’è una cosa che la madre deve dire loro. Sono i giorni che precedono il Natale. Con loro c’è anche una ragazza. Ha un aspetto così familiare. Ci sono un’attesa e una vicinanza forzata. Un pesce nuovo per l’acquario e un anello di fidanzamento. Vecchi quaderni di scuola e un telecomando che non si trova. Un telefono che squilla e una vecchia storia di sciamani pellerossa. Ci sono certi spiriti, in quella casa, che faticano ad andare via.