J.A. Bayona

Sette minuti dopo la mezzanotte

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Probabilmente, nel suo piccolo, Juan Antonio Bayona da Barcellona è un regista da tenere d’occhio. Dopo un horror molto superiore rispetto alla media della produzione corrente del genere (El orfanato, sotto l’egida di Guillermo del Toro) e un’avventura apocalittica sulle macerie dello tsunami tailandese del 2004 (The Impossibile), Sette minuti dopo la mezzanotte conferma la sua abilità nel dosare perfettamente la tensione narrativa delle storie che racconta.

Per realizzare questo ibrido tra fantasy e mélo (meglio: un fantasy che cerca di sfuggire agli eccessi mélo), si serve di un bel romanzo per ragazzi ereditato da Patrick Ness poco prima che Siobhan Dowd, la scrittrice che aveva avuto l’idea dell’impianto, morisse per un male analogo a quello della madre del protagonista del libro e del film. 

Sette minuti dopo la mezzanotte si situa nel baricentro tra l’attesa traumatica della fine di Voglia di tenerezza, la fuga dolorosa verso un altrove fantastico de Il labirinto del fauno e lo sforzo di elaborazione che solo le storie sanno fornire di Big Fish.

Bayona non solo concentra il suo sguardo sul protagonista, il dodicenne Conor, ma si serve, a sua volta, della prospettiva dello stesso ragazzo per ricercare l'autentico senso di tutta la dolorosa vicenda. Conor vede. Non sempre capisce, ma prima di tutto, vede. E il suo è un percorso di progressivo ancoraggio morale rispetto al dolore patito nel vedere. Perché Bayona usa Conor come filtro per la malattia della madre, della quale si osserva, attraverso lo sguardo del ragazzo, la spossatezza confinata nel letto della sua stanza, le medicine per la nausea chiuse in uno stipetto e il deperimento progressivo di un corpo sempre più macilento.

Nessun chiarimento, nessun'inserzione didascalica, tutto si chiarisce nell'ottica orientante del ragazzo. Il quale, nella sua quotidianità dolorosa, appare isolato da qualunque insieme che non sia la sua famiglia, l'amata madre, il padre che lo invita oltreoceano solo per trascorrere le vacanze di Natale con la sua nuova famiglia, la nonna con cui intrattiene un rapporto conflittuale dettato dalla differenza intergenerazionale o i bulli della scuola che lo prendono di mira per la sua introversione. Gli insegnanti che interagiscono blandamente con lui appaiono con la testa mozzata nelle inquadrature che li contengono, hanno voce ma non sono contemplati se non come comparse frazionate oppure come presenze sfocate sullo sfondo dell'aula, presenti fisicamente ma assenti nella concezione personale di Conor. Così come sfocato, a dispetto dell'esigua distanza, è l'avvocato che gli passa accanto nel corridoio dell'ospedale, esponente legale di una realtà di affidamento che al ragazzo è ancora completamente sconosciuta. 

In un racconto condotto lungo l'asse di una completa soggettività è attraverso gli occhi che passa la verità, "la sua verità", come suggerisce a Conor il mostro originatosi dal fusto di un tasso che è contemporaneamente allegoria dell'assuefazione al dolore, idealità di un legame familiare che si rinnova e proiezione fantastica della rabbia altrimenti inespressa. E la verità del ragazzo è nella fuga tra dolore, collera e senso di colpa, condotta tra fiabe animate (realizzate dalla catalana Glassworks) perennemente in bilico tra gli umani compromessi, così lontani da una concezione adolescenziale fatta di assiologie precise, di bianchi e di neri, di bene e di male, di vita e morte, di piani dall'alto perfettamente divisi tra voragini definitive e il mondo sgretolato che ne rimane.

Un universo fantastico colorato di acquerelli che rappresenta il corollario scenografico di quelle sfumature che un ragazzo può ascoltare senza capire, assumendole per poi farne tesoro successivamente, quando il dolore straziante si trasforma in eredità di affetti e uno sguardo, l'ultimo, si affaccia verso il fuoricampo, finalmente consapevole che la sopravvivenza nella sofferenza è l'unica verità possibile.

 

Sette minuti dopo la mezzanotte
Usa, Spagna, 2017, 108'
Titolo originale:
A Monster Calls
Regia:
J.A. Bayona
Sceneggiatura:
Patrick Ness
Fotografia:
Óscar Faura
Montaggio:
Bernat Vilaplana, Jaume Martí
Musica:
Fernando Velázquez
Cast:
Ben Moor, Dominic Boyle, Felicity Jones, James Melville, Jennifer Lim, Lewis MacDougall, Max Gabbay, Max Gabbay, Oliver Steer, Sigourney Weaver, Toby Kebbell
Produzione:
Apaches Entertainment, Participant Media, River Road Entertainment
Distribuzione:
01 Distribution, Leone Film Group, Rai CInema

Un bambino cerca di affrontare la malattia della madre e il bullismo dei compagni di classe rifugiandosi in un mondo fantastico di mostri e di fiabe in cui si parla di coraggio, perdita e fede. 

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