Pete Docter, Kemp Powers

Soul

L’anima della Pixar. Potrebbe essere facilmente riassunto con il suo stesso nome, Soul, l’ultimo lavoro della grande casa d’animazione americana da Natale su Disney+. Non è però (soltanto) il titolo il motivo di questa sintesi, e neanche il fatto che al centro della trama ci sia, come ormai ampiamente risaputo, un uomo che proverà a far ricongiungere la sua anima con il suo corpo, dopo un incidente che lo proietta ad allontanarsi sempre più velocemente dalla vita.

Soul è l’anima della Pixar perché al suo interno racchiude un cortocircuito che coinvolge tutto quanto è stato realizzato dalla casa nel corso dei suoi 25 anni di storia (quantomeno relativamente ai 23 lungometraggi all’attivo): è come se fosse giunto il momento di riflettere su ciò che è successo per poi aprirsi a un nuovo inizio.

Pete Docter sembra voler dialogare a gran voce con ogni singolo tassello della filmografia Pixar (di cui dal 2018 è il direttore creativo). Ritroviamo così molte, se non tutte, le componenti che nel tempo hanno connotato lo studio di Emeryville: dall’eterno amore per il classicismo (espliciti gli omaggi a La vita è meravigliosa e Scala al paradiso) alla rappresentazione bidimensionale dell’in(de)finito (Inside Out); dalla comicità slapstick (Wall-E) all’amicizia senza confini (Ratatouille); dall’affannosa ricerca ossessiva di un primato (Cars) alla lode ripetuta e retorica della semplicità.

Perché è vero, Soul inventa poco. Pixar in passato ha dato prova di maggiore ispirazione (un tema cardine, ma qui approfondito in maniera non troppo originale) e di più forte compattezza narrativa (si tratta di un progetto bipartito, ma decisamente sbilanciato tra una parte umana fluida e leggera e una più teorica spesso macchinosa e pedante). Eppure, allo stesso tempo riesce a essere un compendio e probabilmente persino un testamento – non a caso la morte è ancora una volta uno dei temi principali, come per Up, Coco o il recente Onward – di ciò che è stato fatto, ma con uno sguardo sempre rivolto al futuro.

«Ok, proviamo qualcos’altro»: queste sono le parole iniziali pronunciate nel film, prima ancora di vedere il volto del protagonista, nel momento esatto in cui sparisce il logo Disney ed entra quello Pixar. Forse allora non è un caso che dopo questo progetto, i prossimi tre lungometraggi della casa saranno diretti da tre nuovi registi, come se una grande tappa si sia conclusa e ora sia tempo di iniziarne un’altra.

Perché la Pixar, sì, ha racchiuso in Soul tutta la sua anima, ma ora si prepara a tornare in un nuovo corpo, con cui iniziare una nuova vita.

 

Soul
Pete Docter, Kemp Powers
Usa, 2020, 100’
Sceneggiatura:
Mike Jones, Pete Docter
Musica:
Atticus Ross, Trent Reznor
Produzione:
Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios
Distribuzione:
Disney+

Joe Gardner, insegnante di musica in una scuola media con il sogno infranto di diventare jazzista, perde la vita cadendo in un tombino. Rifiutandosi però di morire, nell'aldilà l'anima di Joe si intrufola in un seminario in cui vengono create e perfezionate le anime dei nascituri. Qui incotra una pre-anima tormentata che non ne vuole sapere di cominciare a vivere e con lei cercherà Joe di tornare in vita e finalmente vivere la sua grande occasione.




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