Guy Ritchie

The Gentlemen

«Voglio che immagini un personaggio. Un personaggio drammatico, come quelli dei libri, del teatro o dei film. Ma non digitale, non su una penna USB. Analogico, nato da un processo chimico, un po' sgranato. Vecchia scuola, 35 millimetri. (...) Non è Tv, Raymond. È formato cinematografico: vecchia scuola. (…) Voglio che ti unisca a me in questo viaggio cinematografico. Perché è cinema, Ray. Meraviglioso, stupendo cinema».

È chiaro da subito, fin dalle prime battute pronunciate dall’investigatore/narratore Fletcher (Hugh Grant) al gangster Raymond (Charlie Hunnam), mentre in intermittenza vediamo immagini di pellicole e proiettori in azione, che The Gentlemen – ultimo film firmato da Guy Ritchie, disponibile su Amazon Prime – giochi platealmente (e anche paradossalmente, vista la condizione attuale dei cinema fisici, quelli bui e analogici) con un invasivo bagaglio di riferimenti cinefili e metanarrativi, arrabattati attorno a un vago senso di malinconia e a uno sguardo retrospettivo (unica dimensione nella quale sembra voler esistere questo tipo di cinema).

In un certo senso anche Le streghe, ultimo film di Robert Zemeckis, inizia con simili intenzioni: una sala piena di bambini e un film proiettato che esplora la storia raccontataci in flashback dal protagonista. Il cinema diventa percorso a ritroso, fuga all’indietro per motivare l’oggi e rielaborarlo; cinema come ponte tra passato e presente. Inizialmente, quella di Ritchie, sembra essere solo una scelta registica, una suggestione cinefila (una delle tante che inondano il film), ma allo stesso tempo ha il merito di indicare da subito il campo su cui si gioca la partita di The Gentlemen. Ovvero quella di un metafilm che attinge pienamente al primo cinema del regista, che come quest’ultimo riflette sul racconto cinematografico attraverso la figura dello sceneggiatore/narratore e che, soprattutto, guarda al passato (nelle sue forme, nei suoi stilemi, nei suoi generi) cercando in qualche modo di rimanere ancorato, almeno fisicamente, al presente; creando, per l’appunto, un ponte.

C’è tanto dei suoi Snatch - Lo strappo e Lock & Stock - Pazzi scatenati in quest’ultimo film di Ritchie – storia di un trafficante di droga americano in Inghilterra (e di tutte le vendette e i crimini che ne susseguono) – c’è il gangster movie post moderno dissacrante (che già ai tempi guardava a Tarantino e al Boyle di Trainspotting), c’è la scrittura comica e auto ironica, c’è l’Inghilterra, gli scontri culturali delle periferie di un’Europa sempre più multiculturale, la boxe e lo slang britannico. Tutto questo catapultato nel presente: nell’Inghilterra post-Brexit, dove il dibattito sulle droghe leggere si fa mercato di ambientazione del film, tra YouTube, trap, iPhone e adulti sempre più imborghesiti (così come i protagonisti di Ritchie): ricchi, eleganti, ingessati.

Il dialogo tra passato e presente è anche riflessione sui rapporti tra generazioni (come si dice nel film: «Quando il gorilla anziano è troppo anziano per fare il gorilla, deve andarsene prima che lo mandino via») ma è anche e soprattutto un filo invisibile con la fine degli anni 90 che diventa sempre più tangibile nei suoi attori: Matthew McConaughey, Colin Farrel e Hugh Grant. Tutti e tre ben saldi alla traiettoria delle loro persone filmiche e a un processo di ageing (altra popolare e importante pratica produttiva e di marketing che si fa ponte tra presente e passato) che in qualche modo continua a reinterpretarli (Hugh Grant il più credibile tra tutti).

Tra un plot twist e l’altro, in una matriosca di piani criminali che diventano sempre più piccoli e invisibili, Guy Ritchie mette in relazione il suo primo cinema con l’oggi, chiedendosi che cosa ne sia rimasto. Percorre una strada ormai spianata dall’industria cinematografica di revival e rivisitazioni, riuscendo però a non cadere in un esplicito processo meccanico e di mercato (Aladdin), cercando di dialogare il più possibile con il presente.

In tutto questo forse manca uno sguardo al futuro. Come quello che Fletcher mette in campo, verso la fine del film, mentre presenta il copione alla Miramax (casa di produzione del film), suggerendo di pensare a un sequel. Anche se poi, alla fine dei conti, perfino quello, più che futuro sembra solo un grande e immobile presente.

The Gentlemen
Guy Ritchie
Usa, 2020, 113'
Sceneggiatura:
Guy Ritchie
Fotografia:
Alan Stewart
Montaggio:
James Herbert
Cast:
Steve Barnett, Steve Barnett, Michelle Dockery, Michelle Dockery, Max Bennett, Max Bennett, Matthew McConaughey, Jeremy Strong, Jeremy Strong, Hugh Grant, Hugh Grant, Henry Golding, Henry Golding, Eliot SumnerMatthew McConaughey, Eliot Sumner, Colin Farrell, Colin Farrell, Charlie Hunnam, Charlie Hunnam, Brittany Ashworth, Brittany Ashworth
Produzione:
Miramax
Distribuzione:
01 Distribution, Amazon Prime Video

Un uomo d'affari americano trapiantato a Londra, da anni il re del traffico di marijuana nel paese, decide di ritirarsi dal mercato e cedere la sua attività a dei miliardari dell'Oklahoma. La decisione innesca una serie di ricatti e giochi di corruzione nel tentativo d'impadronirsi del suo business. 




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